Cosmi: «Roma mia, batterti adesso è più difficile»

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – G.D’Ubaldo) – L’ unica volta che ha incrociato Zeman risale al campionato 2000-2001, l’anno dello scudetto della Roma. Serse Cosmi era al Perugia e quella fu l’ultima panchina del Napoli per il boemo. Al Curi finì 1-1 e il tecnico fu rimosso dall’incarico il giorno dopo. Cosmi come Zeman non ha avuto vita facile. E’ caduto, si è rialzato, è sceso in B, è stato esonerato anche lui. Ma non ha mai perso la sua identità. Da qualche anno lo cercano per le imprese impossibili. Si è specializzato, ha sempre la valigia pronta e una famiglia che lo sostiene nelle gioie e nel dolore. Da quando ha lasciato Perugia non ha mai allenato così vicino a casa sua. E in questo Siena condotto da una rispettabile famiglia di costruttori romani (e romanisti) e da una banca che come tutte deve fare i conti con la crisi, Serse Cosmi si è trovato subito come a casa sua. Domani affronta la Roma, la squadra per la quale non ha mai nascosto la sua passione. La squadra che ha fatto sempre soffrire da avversario, fino a toglierle anche uno scudetto, quando era al Livorno. La squadra che ha sfiorato in un paio di circostanze nella sua carriera, ma per qualche fatalità il suo destino non si è mai incrociato con quello della Magica (…)

Serse Cosmi, tra la qualificazione in Coppa Italia per affrontare la Lazio e la sfida di domani con la Roma. Come ci si sente? «Ci tenevo ad andare avanti in Coppa. Voglio vedere se mi riesce una volta di battere la Lazio…». 

Però quando viene a Roma a giocare contro la Lazio non ha mai vita facile. I tifosi la sfottono per via della sua fede giallorossa… «Sono orgoglioso di essere romanista e rispetto i tifosi biancocelesti. Anch’io se fossi uno di loro mi insulterei. Li capisco. Quel “Forza Roma” dopo essere stato espulso in un Lazio-Perugia fu un episodio troppo forte per non tenerlo in considerazione. Ma io non sono solo quello. Non cerco consensi banali da parte della tifoseria della Lazio, non voglio essere ipocrita. Gli insulti li trovo giustificati…».



Anche a Lecce lo scorso anno, in una situazione impossibile, ha sfiorato il miracolo. 
«A Lecce mi hanno ricostruito come uomo. Ho capito che esiste ancora un calcio che fa per me. C’era una società commissariata ma sempre presente. La gente, la città hanno avuto un rapporto con la squadra che è andato oltre qualsiasi aspettativa. Lì ho potuto fare il calcio come voglio io. Tornare a Verona, domenica scorsa, mi ha fatto venire la pelle d’oca, ripensando che eravamo lì, all’ultima giornata, con migliaia di leccesi a giocarci la vita. Sarò sempre grato a livello umano a Lecce»

A Siena ha trovato una società con una famiglia al comando e una banca che non è solo lo sponsor. «La società ha una struttura molto semplice. Il presidente e sua sorella Valentina mi hanno accolto benissimo. Ho percepito che hanno scelto non solo l’allenatore, ma anche l’uomo. Questo mi gratifica ed è un grande stimolo. Certo, la banca non è solo uno sponsor. La crisi coinvolge tutti i settori e questo si sente a tutti i livelli. Il calcio ti consente di avere dei privilegi e pensare che questo possa togliere qualcosa ad altri dipendenti mi crea disagio. Mi auguro che torni una situazione positiva per tutti». 



Il calcio a Siena è stretto nella morsa tra il Palio e il basket, si gioca in uno stadio in pieno centro storico. Una realtà unica. 
«Penso che le tre realtà si intersecano quotidianamente. A Siena c’è un’identificazione forte con il Palio, tutto ruota intorno al Palio. Chi viene da fuori non può avere la presunzione di sovvertire un ordine che va avanti da secoli. Siena è così importante nel mondo anche per il Palio. Sarebbe un errore calarsi nella realtà cercando di dare un’interpretazione. Chi viene da fuori non può capire e, aggiungo, non deve capire». 



Domani a Siena arriva la Roma. 
«Contro il Torino ero all’Olimpico e la partita col Pescara l’ho vista in tv. Quella col Toro era la classica partita post derby perso. C’era molta sfiducia nell’ambiente. Quella vittoria è stata fondamentale. A Pescara la partita è tutta negli ultimi minuti. Totti che nel recupero tiene palla e la trascina verso la bandierina del calcio d’angolo per far trascorrere i secondi. E’ stata un’interpretazione intelligente. In questo momento per la Roma è importante fare risultati, in qualsiasi modo. Senza essere critico, io credo che in certi frangenti un giocatore importante debba interpretare a livello personale la partita, al di là delle indicazioni dell’allenatore. Un leader della squadra deve saper capire il momento dei compagni, deve saper interpretare le situazioni. Se giochi su un campo reso impossibile dalla pioggia e passi il pallone indietro sei un idiota. Gli ultimi minuti di domenica con Totti alla bandierina del calcio d’angolo mi hanno spaventato». 



Con Totti Zeman ha snaturato il suo inossidabile 4-3-3. E’ così?  
«Con Totti libero di interpretare il ruolo ha più soluzioni, già con una sarebbe preoccupante. Per me Totti non corre più degli anni scorsi. Ma è più sereno e forse le stesse cose di prima le fa meglio. Francesco è il calciatore nato nel ‘76 più forte al mondo, nessuno è come lui. E messo in condizione di poter giocare con più soluzioni diventa micidiale, perche sceglie sempre la migliore. E le capacità balistiche sono rimaste intatte. Dopo Baggio è il giocatore più forte della mia epoca. Oggi quello di Zeman non è il 4-3-3 dei tempi del Foggia o del Pescara, perchè è Totti che determina il sistema di gioco. La Roma gioca con tre giocatori offensivi con caratteristiche diverse. Anche definire Destro un esterno è una forzatura». 

Alla Roma De Rossi attraversa un momento delicato.  «Mi dispiace molto dal punto di vista umano. Capita a tutti di vivere periodi difficili. Daniele è un ragazzo vero, importante per il calcio italiano. Non conosco quello che c’è dietro. Ma vorrei rivederlo come lo conosco: allegro e spensierato. E’ un ragazzo che stimo moltissimo e lo vorrei riveder giocare con quella spavalderia che non scorgo più sul suo volto. Non dimenticherò mai quando mi mandò un sms di solidarietà dopo che fui esonerato dal Brescia. Neanche molti calciatori che ho allenato lo fecero». 

Come si batte la Roma? «Fino a qualche settimana fa c’era una maniera precisa, sembrava una Roma più vulnerabile. Domani si affrontano due squadre che da qualche partita non subiscono gol, anch’io sono curioso di vedere come finirà». 

Che Roma è oltre a Totti? «Il potenziale della Roma è enorme. Sabatini sotto l’aspetto tecnico non ha sbagliato un giocatore. Anche Piris in prospettiva è da Roma. Nessuno ha i giocatori della Roma. Conosco Walter (Sabatini, n.d.r.), so che è difficile che sbagli un giocatore. Ora bisogna assemblare questo gruppo, ma chi vuole metterlo in discussione è un folle». 

Anche Tachtsidis è da Roma? «Alla fine dello scorso campionato andai a vedere Verona-Padova. Telefonai al mio secondo Palazzi e gli dissi: “Qualsiasi squadra allenerò avrà il greco davanti alla difesa”. Poi è arrivata la Roma… Anche Bradley davanti alla difesa è uno dei migliori. Continuo a dire che la qualità di questa squadra è altissima. Non si può comprare meglio, se cerchi giocatori di prospettiva». 

Lo scorso anno a Lecce ha valorizzato Muriel e Cuadrado. Nel Siena su quale giovane scommetterebbe?  «Verre è un ‘94 cresciuto nella Roma che considero uno dei migliori centrocampisti in circolazione, sempre in prospettiva. E’ un ragazzo che può avere un futuro importante se fa qualche esperienza lontano da Roma. Perchè con la maglia giallorossa a 16 anni puoi giocare solo se ti chiami Totti o De Rossi. Ma in giro per l’Italia ci sono tanti giovani cresciuti nella Roma che mi piacciono».

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