C’era tutta la Roma in tribuna per la prima festa americana

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – R.Maida) – I ragazzini hanno metabolizzato in fretta il dna romanista: è impossibile vincere in scioltezza, la predisposizione naturale è soffrire fino all’ultimo secondo in un percorso di purificazione che attraversa ansia e timore.

Avreste dovuto vedere l’espressione di Walter Sabatini, che ha seguito il secondo tempo in disparte con il fido collaboratore Massara, mentre la Juve baby prendeva metri e cercava la rimonta. Ma alla fine è andata, la paura è diventata festa, la delusione del Viareggio si è trasformata in godimento. La Roma Primavera ha conquistato la Coppa Italia nello stadio dei grandi davanti all’entusiasmo di una Tribuna Tevere così gonfia da riportare ai tempi di Italia 90.

ORGOGLIO – E’ comprensibile la soddisfazione in tribuna autorità tra i dirigenti, che già erano felici della grande partecipazione popolare (ma che tristezza quel coro contro Pessotto…) e che negli spogliatoi possono brindare al primo trofeo della Roma made in Usa . Mark Pannes, il braccio destro di Pallotta, è stato informato del risultato quasi in tempo reale dall’avvocato Baldissoni che, coperto da un caldo giaccone della Roma, aveva assistito alla finale con Luis Enrique (abbronzatissimo), Baldini, Fenucci, Bruno Conti, l’a.d. juventino Marotta e il futuro direttore generale del Palermo, Giorgio Perinetti. Qualche fila sotto, anche Fabio Borini ha voluto partecipare alla serata: lui in fondo ha l’età di Nego, che ieri era in campo. C’è tanta voglia di vincere, in questa Roma, a tutti i livelli.

GIOIA – I ventimila spettatori dell’Olimpico hanno accompagnato con gli oooh gli ultimi minuti della partita, come se attendessero la conclusione di una finale di Champions League. Poi il boato liberatorio, la premiazione, l’attesa per Viviani e Alberto De Rossi che hanno sollevato la Coppa Italia sul palchetto allestito dalla Lega. Luis Enrique, accanto a Baldini, è rimasto in tribuna fino al termine dei festeggiamenti dei giocatori, con i due inni di Venditti che suonavano, applaudendo quei ragazzi che ha già conosciuto e apprezzato di persona, a Trigoria. Bruno Conti invece è sceso in campo, abbracciandoli tutti, uno per uno: questo trionfo è anche suo, nell’anno in cui è tornato a occuparsi a tempo pieno del settore giovanile. […]

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