Bradley, la rivincita del figlio di papà

di finconsadmin

E’ un figlio di papà, ha una gamba sola, piedi di latta tagliente, un istinto per la costruzione del gioco pari all’esperienza di Tarzan nel calcolo infinitesimale. Questo e altro potete dirgli, senza peraltro offenderlo. Eppure Michael Bradley, lucida testa di cuoio, con un colpo di machete ha spalancato alla Roma la strada verso il record e verso la città proibita dove è custodito qualcosa di cui non si può parlare, proprio quando la squadra.

Da “raccomandato” a eroe: per emergere ha lasciato l’ala protettrice del padre allenatore Bob si era persa nella giungla e aspettava un eroe oppure un miracolo. Insomma, aspettava una di quelle cose che non dovrebbero mai fare la storia.

Bradley non si considererà mai un eroe, nella cui categoria vede solo gente incapace di pensiero razionale, e neppure può essere definito miracolo il fatto elementare di mettere in campo l’unico uomo della panchina che abbia caratteristiche, personalità ed esperienza in grado di restaurare una partita pesantemente danneggiata. Tu adesso entri, gli ha detto Garcia, proteggi la difesa e sali quando riuscite ad andare in avanti. Era lì soprattutto per distruggere, invece ha creato. Perché la sua testa di cuoio è lucida. «Strootman mi ha servito un pallone preziosissimo. Io ho cercato di stare calmo. Ci vuole fortuna. L’ho avuta» .

 

“Tre punti meritati, ma dobbiamo pensare partita per partita. Ora il Chievo”

Un mese e mezzo fa a Bradley si è ripiegata la gamba sinistra come una scultura giapponese di carta. «Ma io stavo ugualmente vicino alla squadra. E’ così che si comporta un professionista. Questo non è un gioco da giocare ognuno per sé. Sono troppi i momenti difficili che si attraversano durante un campionato. Io ho aiutato la squadra, la squadra ha aiutato me» .

Nel centrocampo pressoché perfetto della Roma, Bradley non può essere altro che questo: l’ultima risorsa, l’avventuriero che prende il comando in mezzo alla catastrofe. Lui lo sa fare. Lo ha imparato nei suoi viaggi, affrontati senza famiglia, da ragazzo americano imbarcato su navi estranee. «Quello che dovrebbero fare tutti i calciatori del mio Paese. Per poi tornare e insegnare» . Forse un giorno lo farà, carico di bottino raccolto in molte città proibite.

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