Balzaretti: “Fuori dal tunnel grazie, Roma!”

di finconsadmin

Il gol, il derby, il primo posto e ora anche la Nazionale. E’ una risalita senza una pausa,quella di Federico Balzaretti. E’ iniziata il 27 maggio, il giorno dopo la finale di Coppa Italia, la partita che ha segnato nel peggiore dei modi la storia più recente della Roma. In cinque mesi, il terzino giallorosso si è ripreso tutto, dopo aver perso tutto. Più che una resurrezione è una rimonta, una rincorsa verso obiettivi che la sera del 26 maggio sembravano svaniti per sempre.
Ci sono voluti un allenatore nuovo, un mercato fatto bene, una convinzione pazzesca e tanto lavoro dentro la testa. Sua, di Balzaretti, e di tutta la squadra. Era iniziata bene la stagione per la Roma, ma la rete nel derby è stata decisiva. E’ successo quando Totti, dopo avergli messo la prima palla buona finita sul palo, una manciata di secondi dopo aver sprecato e imprecato, sulla seconda palla del capitano ha riprovato, stavolta con un sinistro missilistico. E’ stato il gol che ha rovesciato un campionato intero.
Torna in Nazionale undici mesi dopo. E’ più merito suo o della Roma?
«Di tutt’e due, questa chiamata è una grande soddisfazione e arriva da prestazioni personali e della squadra».

Dal 26 maggio al primo posto in classifica, come è avvenuta la grande trasformazione della Roma? Magari questa è la domanda che le ha fatto anche Osvaldo…
«Osvaldo è andato via per motivi che già sapete, non per questioni tecniche. E’ un giocatore che manca al nostro gruppo, ha dato tanto e gli vogliamo bene».

E la trasformazione?
«E’ merito di tutti, siamo riusciti a ricompattare l’ambiente, c’era un clima brutto, una grandissima tensione, giocatori con poca convinzione perché era stata un’annata pesante. 0ra è tutto il contrario, c’è grande entusiasmo, grande fiducia. Queste vittorie arrivano col gioco, non abbiamo rubato una partita».

Totti in Brasile è l’idea di Prandelli da verificare ad aprile. Come verrebbe accolto nel gruppo? Sarebbe un problema?
«Siccome viene sempre prima la persona del giocatore, uno come Francesco non può non essere accettato, parlo del suo valore umano, della disponibilità, della professionalità, poi dipende dall’allenatore. Totti sarebbe accolto bene, come uomo e ovviamente come giocatore».
Con questo Totti, è una Roma da scudetto?
«Per me è ancora molto presto, sono state 7 partite importanti per il segnale che abbiamo dato al campionato, ma obiettivamente Napoli e Juve sono ancora superiori, sono più accreditate di noi per lo scudetto».

In cosa sono superiori?
«Nell’abitudine a lottare per le prime posizioni. Non è superiore l’organico, non cambierei mai i giocatori della Roma con nessun altro, ma noi dobbiamo stare con i piedi per terra. Lo dico perché non dimentico le due annate non positive appena trascorse: Roma è un ambiente difficile, porta tanta esaltazione e poi ti butta giù se qualcosa non va bene. Questa squadra non ha ancora avuto un momento negativo e non si sa come può reagire quando avrà delle difficoltà».

In Italia non c’è, ma in Europa vede una squadra che gioca a calcio bene come la Roma?
«Anche in Italia si gioca bene, la mentalità del nostro calcio è cambiata, quasi tutti cercano di giocare la palla, i rilanci lunghi sono sempre meno, si cerca una identità di gioco. In questo momento un grande calcio lo fanno anche il Napoli, la Juve e la Fiorentina che non buttano un pallone. Una volta l’Italia veniva ricordata per il gioco difensivo, ora è alla pari con tutte».

Quanto le dispiace non giocare contro il Napoli?
«Tanto. L’espulsione è stata una ingenuità mia, sul 3-0 potevo evitare di fare una scivolata e questa è una chiave di lettura. Ma ce n’è pure un’altra: De Rossi ha preso il giallo sul 5-0 contro il Bologna e io sul 3-0 contro l’Inter, perché giochiamo sempre come se la partita fosse sullo 0-0, giochiamo al massimo delle possibilità. Mi dispiace moltissimo saltare il Napoli, sarà un ambiente fantastico, molto carico, ma chi è entrato ha fatto sempre bene».

Dovrebbe giocare Dodò.
«Credo di sì, ma non decido io».
Quanto è cambiato il suo campionato dopo il gol nel derby?
«Quel gol è stato importante al di là dei 3 punti. Il derby è speciale e venivamo dalla sconfitta del 26 maggio. E’ stata una liberazione per tutti, come uscire dal tunnel dove eravamo entrati, ha dato più serenità a livello mentale a tutta la squadra e a tutto l’ambiente».
E’ stato determinante anche per lei.
«Io avevo lavorato benissimo fin dal ritiro e le mie prestazioni erano state buone anche in precampionato. Ma quel gol ha aiutato tutti, me compreso».
Ci può spiegare cosa ha dato Rudi Garcia alla squadra? La sua vera qualità è umana, tecnica o psicologica?
«Il più grande lavoro che ha fatto è stato a livello mentale, ha ricompattato l’ambiente, dato fiducia e gioia ai giocatori che avevano vissuto una stagione terribile. La finale di Coppa Italia è stata la delusione più grande della mia carriera. In ritiro ha coinvolto tutti nel nuovo progetto, l’ha fatto con grande convinzione, personalità e semplicità. E’ una persona coerente e ha recuperato un gruppo che aveva sofferto tantissimo e che ora si sta prendendo la sua rivincita».
Con Garcia avete un rapporto particolare, ma anche tatticamente e tecnicamente vedete in lui qualcosa di nuovo?
«Crede molto nel possesso palla, nelle accelerazioni di 20-30 metri. E’ un allenatore totale, preparato su tutto, compresi gli avversari. Ha in mano un gruppo che si sta formando ma, l’ho già detto, il percorso è ancora lungo, molto lungo, potremo fare ancora di più ma dobbiamo prima passare attraverso periodi difficili. Vedremo come reagirà la squadra in quei momenti. Garcia ha fatto una cosa incredibile, ha fatto rinascere una città e una squadra».

Quale può essere il pericolo maggiore della Roma? Si può accontentare?
«Questo mai. Tutti noi abbiamo davvero fame. Magari la condizione fisica non può essere al top per un anno intero, però ci sono tutte le basi perché sia una grande stagione. Ci alleniamo bene e ci vogliamo bene».
Adesso non avrà più rimpianti per non essere andato a Parigi.
«Mai avuti rimpianti e poi quella è un storia vecchia».
Lei parla del vecchio gruppo, però nessuna squadra italiana ha sfruttato il mercato come la Roma.
«Giusto. Il direttore Sabatini era stato criticato l’anno scorso, adesso deve prendere i complimenti perché ha chiuso con un attivo di 30 milioni di utile comprando giocatori che sono fondamentali per noi, giocatori come De Sanctis, una garanzia, come Maicon, Benatia, Ljajic, Strootman e Gervinho. E’ stato un grandissimo lavoro».
Gervinho è la vera sorpresa?
«Anche Benatia. Sapevamo che era forte, ma potevano esserci dei dubbi perché aveva sempre giocato in una difesa a 3 mai a 4, e invece sta facendo benissimo».
Lei ha fatto un buon Europeo, poi ha avuto un calo, ora si sente pronto a tornare titolare della Nazionale in Brasile?
«Intanto è bello essere qua, ma lavoro per raggiungere quell’obiettivo».
Che giudizio dà del gruppo azzurro che ritrova dopo 11 mesi?
«Più o meno è quello che avevo lasciato, ma nel frattempo ha conquistato la qualificazione al Mondiale con un record. Tanto di cappello. Adesso sulla fascia sinistra ci sono De Sciglio, Pasqual e Antonelli, io sono pronto a giocarmela».

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