Baldini: «Io rimango finché non sarà consolidata una Roma vincente»

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – R.Maida) – Tra un affondo e l’altro contro i giornalisti, Franco Baldini ha parlato anche di calcio assumendosi la responsabilità dei problemi della Roma. «Il pesce puzza dalla testa – ha detto – E’ evidente che qualcosa abbiamo sbagliato. E dobbiamo tutti crescere in professionalità e rigore per ottenere dei risultati migliori. Ma non lascio la Roma, non vado al Tottenham. Mi è stato affidato il compito di portare la Roma stabilmente in alto, il prima possibile. E resterò qui fino a che non sarà stato completato il nostro percorso. Non vanno via neppure Fenucci e Sabatini. Abbiamo un debito di riconoscenza nei confronti della proprietà che ci ha scelti. La squadra però deve capire che non siamo un circolo ricreativo. Questo è il messaggio da trasmettere ai giocatori». Che sono in preda a un blocco psicologico, secondo l’analisi che Baldini, Sabatini e Zeman hanno fatto dopo il crollo dello Juventus Stadium: «Abbiamo delle fragilità che sono venute fuori dopo la rimonta subita dal Bologna. Ma c’è qualità nella squadra, abbiamo tutti i mezzi per essere competitivi. (…) Ci aspettiamo una reazione già da domenica».

OBIETTIVI – Sabatini ha detto che i giocatori sono stati sopravvalutati:«A volte si parla in una certa maniera per provocare delle reazioni (l’ha fatto anche Baldini ieri, ndr) ma non pensava davvero queste cose. Gli incidenti di percorso fanno male. Ma posso assicurare che non ci fermeremo. E i risultati arriveranno molto presto». Per andare dove?«Raggiungere un livello che sia stabile nel tempo, attraverso i giovani su cui abbiamo investito, approfittando delle ristrutturazioni che nelle altre squadre si stanno rendendo necessarie». Nell’immediato, in che posto può arrivare la Roma? «Pensiamo di poter raggiungere la Champions League, osservando anche la concorrenza». Ma perché ha detto che alla città di Roma non manca la vittoria come concetto? «Intendevo denunciare il problema, non fotografare il dato di fatto. La differenza tra noi è la Juve, che riconosco, è nella testa, nella ferocia. Dobbiamo arrivare a quella mentalità, come se fossimo tossicodipendenti a cui manca la dose. I tossici arrivano anche a rubare, se non si fanno…».
L’AUTORITA’ Forse i giocatori sentono l’assenza fisica della proprietà:«Pallotta ha dato a noi le chiavi di casa, gli americani si confrontano con noi ogni giorno. Se non riusciamo ancora a trasmettere ai giocatori la nostra presenza, forse non siamo stati bravi. Pensiamo di essere più credibili noi nel parlare di calcio rispetto a un presidente che viene dall’America». Ma Baldini è soddisfatto dei risultati raggiunti finora? «Dei risultati sportivi no, di quelli della società sì. E anzi, invito i tifosi a partecipare domenica alla festa per la Hall of Fame. Sarà una cosa bella. Poi se vogliono contestare la Roma che gioca contro l’Atalanta, hanno il diritto di farlo. Ma mi auguro che sostengano i giocatori, abbiamo bisogno del nostro pubblico». (…)
I RAPPORTI – Baldini smentisce frizioni con l’a.d. Pannes, uomo di fiducia del presidente Pallotta, o con Sabatini: «Non mi sento depotenziato: ricevo attestati di fiducia quasi quotidiani dagli Stati Uniti. Con Pannes i rapporti sono buoni, siamo in contatto periodico e lavoriamo insieme per il bene della Roma. Con gli altri, poi, alla stima professionale si è aggiunta con il passare dei mesi anche l’amicizia. Se Sabatini ha una maggiore visibilità, è per una scelta di distribuzione dei ruoli a seconda delle rispettive esigenze. Non siamo in dittatura». Però in poche settimane Baldini ha perso tre uomini di fiducia: l’allenatore Luis Enrique, il preparatore dei portieri Tancredi e il consulente della comunicazione Lo Monaco. «Luis Enrique ha rinunciato – spiega – e non potevo trattenerlo. L’allontanamento di Tancredi è stato una scelta tecnica: quando scegli un allenatore, è giusto dargli carta bianca sullo staff. Quanto a Lo Monaco, rimane un mio amico. Ma a me compete la gestione del campo, non tutto ciò che circonda il campo. C’è una parte della società che non viene curata da me». La cura Mark Pannes. Prima non era così.
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