Anima e leader del centrocampo. Uomo ovunque

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – R.Boccardelli) Prima ancora che un grande campione, la Roma cedendo De Rossi perderebbe l’anima, l’essenza più profonda dell’essere un giocatore giallorosso, del portare quella maglia. Nessuno come De Rossi infatti, incarna il carattere romano e romanista in campo. Un tifoso col numero 16, uno che non ci sta mai a perdere, uno che lascia sul terreno di gioco tutto quello che ha prima di arrendersi.

UOMO OVUNQUE – Detto del peso specifico a livello caratteriale (Daniele è comunque un leader naturale in mezzo al campo), va anche detto cosa la Roma andrebbe a perdere sotto il profilo più squisitamente tecnico-tattico. De Rossi è un centrocampista completo, che può giocare in ogni zona della metà campo e che lavora alla grande anche in fase offensiva e difensiva. Per questo un giocatore raro, capace di blindare la difesa, di impostare e di segnalarsi in zona gol. Caratteristiche di pochi centrocampisti al mondo e non è un caso che Daniele sia ancora un obiettivo sensibile di mercato, soprattutto in casa Manchetser City.

 

RUOLO – Semmai ci si può interrogare sul vero ruolo di partenza, la posizione in cui de Rossi può far valere al meglio le sue caratteristiche. Intanto non dimentichiamo che fino agli allievi il ragazzo di Ostia giocava centravanti. Poi si è trasformato in interno di centrocampo, una volta si diceva mediano di spinta. E in questo ruolo lo fece debuttare Fabio Capello in serie A. Ruolo che Daniele ha sempre interpretato alla grande in nazionale avendo come regista centrale l’inossidabile Pirlo. E nella Roma di Spalletti, pur dividendo il compito dell’impostazione con Pizarro, in realtà è stato sempre De Rossi a dare gli strappi in verticale per accelerare l’azione.

Zeman, l’uomo dal 4-3-3 non cotrattabile, è stato sibillino sulla posizione di Daniele, indicandolo sempre come centrocampista che può giocare ovunque nei tre, ma affidandogli in campo la posizione centrale che il ragazzo sembra ormai prediligere. E se è vero che la Roma ha preso due giocatori che possono anche giocare centralmente, vale a dire Bradley e Tachtsidis, è anche vero che il valore assoluto di De Rossi e l’incidenza tecnico-tattica sul gioco fanno di Daniele di gran lunga il centrocampista numero uno della Roma.
Da non dimenticare che in più di un’occasione De Rossi si è sacrificato in ruoli non congeniali (centrale difensivo) per dare una mano a una squadra che non lo valeva. E spesso si è dovuto schiacciare sulla difesa per dare una mano a un reparto che, soprattutto nell’ultima stagione, faceva acqua da tutte le parti. Questo a scapito delle sue qualità offensive e della partecipazione alla manovra d’attacc

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