A Trigoria si ripartirà dai gradoni

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – R.Maida) Nel primo sabato di mare della stagione, a Pescara la frase era sempre la stessa.

Al ristorante, in albergo, allo stadio: «Lei è romano? Che invidia: adesso si divertirà con Zeman ». Un ritornello. Zeman è riuscito a conquistare questa città con la mentalità che lo ha reso famoso: una proposta offensiva «non negoziabile» , per usare un’espressione cara al predecessore Luis Enrique, che cercherà di valorizzare anche nella Roma. Ha vinto il campionato di serie B, con 90 gol in 42 partite, quindi segnando più di due gol a partita. Nelle ultime sette partite, tutte vinte, la sua squadra ha calciato 140 volte nello specchio della porta, secondo un calcolo orgoglioso dei giornalisti pescaresi. Alla sua pelle di attaccante, Zeman non rinuncerà mai.

 

GLI SCHEMI – La sua fase offensiva, oggi come sempre, si basa su quelle che chiama catene tra terzino, intermedio e attaccante esterno, che servono a guadagnare metri in campo. Quando uno dei tre ha il pallone tra i piedi, su una delle fasce, gli altri devono muoversi offrendo due soluzioni semplici per il passaggio. Eventualmente, c’è il regista come perno centrale che può essere sfruttato per i cambi di gioco e le verticalizzazioni. Nel frattempo, gli altri attaccanti attaccano la profondità per ricevere il passaggio nello spazio. E lo stesso centrocampista interno, una volta dato via il pallone, deve sostituire l’attaccante che si è spostato provando a inserirsi nell’area avversaria. Tutto ovviamente avviene a velocità supersoniche. Ed è per questo motivo che la preparazione atletica delle squadre di Zeman deve tendere sempre al massimo. Quando i giocatori sono stanchi o comunque poco brillanti, il meccanismo si inceppa e diventa prevedibile. E paga le ripartenze.

IL RISCHIO – Zeman non è un maniaco del fuorigioco. Alza la linea difensiva per accelerare il pressing, accorciare le distanze tra i reparti e trovarsi in superiorità numerica quando è stato recuperato il pallone. Un aiuto può arrivare dal portiere, che gioca lontano dai pali e deve essere bravo con i piedi. Non solo per le uscite disperate, ma anche per ricevere i retropassaggi e partecipare all’azione alleggerendo il pericolo. Se però le condizioni della squadra sono insufficienti, il giochino è difficile.

LA PREPARAZIONE – Anche nei sistemi di lavoro, Zeman ha conservato le sue caratteristiche. Ci sono ancora i celebri “gradoni”, cioè i blocchi delle tribunette del campo di allenamento su cui i giocatori devono salire più e più volte. Ci sono ancora i 45 minuti di corsa continui all’inizio della settimana, con i cambi di velocità che sono molto impegnativi. Senza contare il ritiro estivo – una volta un allievo di Zeman raccontò che a bordo campo i magazzinieri lasciavano dei secchi vuoti che venivano utilizzati dai giocatori per vomitare – un paio di giorni a settimana è sempre prevista una doppia seduta di lavoro. Luis Enrique le aveva abolite, così come i ritiri che a Trigoria torneranno ad essere un’abitudine.

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