Villa Stuart & Fifa «Un matrimonio per l’eccellenza»

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – M.Cecchini) Domanda: che cosa unisce a Roma club come Chelsea, Manchester City, Barcellona, Milan, Inter, Juventus e tanti altri? La risposta è più facile di ciò che appare: la collaborazione con Villa Stuart, la clinica romana che da ieri è divenuto ufficialmente uno dei 22 centri medici giudicati «di eccellenza» dalla Fifa.

La cerimonia è divenuta un vero e proprio evento, a cui hanno partecipato vip (Milly Carlucci, Beppe Fiorello), presidenti federali (Barelli, Di Rocco e Chimenti), ex atleti, manager, sportivi in attività, medici (fra cui il futuro responsabile della Roma, Michele Gemignani). Fiore all’occhiello di Villa Stuart è da sempre l’ortopedia, non a caso il professor Pier Paolo Mariani si è detto «orgoglioso di aver dato un contributo per dare lustro al nostro Paese» . Anche il sindaco Alemanno ha benedetto il «bollino qualità» Fifa. «Villa Stuart qualifica Roma in vista della candidatura per l’Olimpiade 2020» . Aggiunge Mario Brozzi, vice presidente della Commissione Sport della Regione. «Qui si cura con la stessa qualità Totti come un dilettante. Tutto ai massimi livelli» . «Centri come questo — dice D’Hooghe, presidente delle commissioni mediche di Fifa e Uefa — preparano anche il futuro» .

Caso Moggi In un contesto del genere, perciò, ha destato stupore e molta perplessità la presenza di Luciano Moggi (fresco di radiazione da parte della Figc) e dell’ex arbitro Massimo De Santis, coinvolto in Calciopoli. «Quest’ultimo non era stato invitato — ha spiegato Bruno Turchetta, responsabile della clinica—, mentre per quanto riguarda Moggi, gli inviti erano stati spediti da mesi in automatico a tutti gli operatori del calcio che nell’ultimo ventennio hanno avuto un legame con noi. La radiazione, poi, è giunta solo da un paio di giorni e, in un contesto di festa, sarebbe stato di cattivo gusto mettere alla porta qualcuno, dando ancora più visibilità a chi non dovrebbe averne» . Possibile, ma in Italia, a volte, c’è sempre un passato che fa fatica a passare.

 

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