Va bene il progetto giovani, ma adesso facciamo in fretta

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – L.Cascioli) Il mercato della Roma è carat­terizzato per il momento so­prattutto da giocatori che par­tono ed acquisti che sfumano. Il primo a sfumare è stato Pa­store, poi è toccato a Lamela, poi ad Alvarez, infine a Vivia­no.

Forse è il momento di affig­gere a Trigoria il cartello: VIE­TATO S?FUMARE! Anche per­ché i tifosi sono tutti talmente stanchi di attendere la nascita di una nuova Roma che temono nevralgicamente di vederla abortire. Per fortuna si sta sbloccando la trattativa per il portiere, scelta che è di prima­ria importanza nella costruzio­ne della squadra. Il titolare del­la nazionale olandese dovreb­be saper contentare il palato di una piazza che, per quanto ri­guarda questo delicatissimo ruolo ha sempre preso fischi per fiaschi, scartando i miglio­ri ed osannando i peggiori. C’era una volta una società povera, miope, incapace di slanci vitali, che per soddisfare le sue ambizioni di primato, si era specializzata nel rastrella­re dappertutto speranze deluse e illusioni frustrate, spaccian­do giocatori mediocri e di ripie­go come pedine importanti. Per anni insomma la Roma non ha potuto intraprendere l’unica strada sicura per non deperire: quella di rinvigorire la squadra scegliendo autentiche certezze. Adesso non vorremmo che la Roma si vedesse costretta ad abbassare ancor di più la mira. Che non potesse puntare anco­ra ai bersagli più importanti, lo sapevamo. E la strategia di puntare a giovani di talento ci è parsa una scelta intelligente, anche se obbligata. Sembra pe­rò che neanche questi ragaz­zotti di belle speranze siano tutti a portata di mano, mentre si sta già pensando a dirottare altrove i fichi migliori del no­stro bigoncio, come Montini o come Florenzi. Per ora insom­ma sembra stia andando in scena la solita commedia.

Le trattative di mercato con­tano solo se hanno una loro fi­ligrana che le legittimi, se, ri­nunciando agli effetti spettaco­lari della notizia, si punta al­l’essenza concreta dell’affare, cercando sempre di evitare che dietro all’offerta ce ne sia un’al­tra più invitante e valida, oltre agli ostacoli rappresentati dal­le difficoltà normali e dagli in­cidenti di percorso. Certo, per portare a termine certe opera­zioni ci vuole tempo, pazienza e diplomazia. Ma ci vogliono anche un po’ di soldi. “ Senza quattrini, nessun cieco canta”, si diceva una volta. Oggi non cantano neppure i sordi. In­somma il detto da noi è più che mai attuale. Non sappiamo in America. Adesso quindi siamo tutti un po’ imbarazzati nel co­statare che non si è ancora usciti d’impaccio e che troppi contrattempi fanno segnare il passo ai nuovi dirigenti, che sembrano incapaci di dominar­li.

Il punto debole di chi si pone sul mercato con i soldi contati è il gran rispetto che tutti gli in­terlocutori mostrano invece per le grandi cifre, nonostante la crisi perdurante e il fair-play economico incombente. Ma queste cifre, tutte molto alte, sono la riprova che ciò che vie­ne raccontato dai giornali è purtroppo vero. Un tempo, quando si parlava di acquisti e cessioni, si alludeva al merca­to delle vacche. Anche allora c’erano “mucche” quotate ven­ti miliardi, ma almeno si pote­vano pagare con due manzi da dieci miliardi l’uno. Nella Ro­ma i dirigenti sono cambiati; l’allenatore pure. Sono rimasti i tifosi di sempre che guardano lontano. Non vorremmo che a guardare lontano siano sempre e solo loro.

 

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