Una vita all'attacco

di finconsadmin

(Il Messaggero – M.Ferretti) Una vita all’attacco. Prima da calciatore con le maglie di Sporting Gijon, Real Madrid e Barcellona, poi anche da allenatore con la tuta del Barça.

Luis Enrique Martinez Garcia, il nuovo tecnico della Roma, ha da sempre il gol in testa. Ne ha segnati 103 da calciatore, anche se non era una vera e propria punta; ne ha fatti segnare 208 dalla panchina del Barça B, in tre campionati di Liga Adelante, giocando un calcio molto offensivo, figlio legittimo del modulo 4-3-3. Un sistema di gioco che esporterà a Trigoria, grazie anche al supporto dello staff che si porterà dietro dalla Spagna.

Ieri, sotto questo aspetto, è stato giorno di diverse novità, con defezioni e nuovi ingressi rispetto a quanto trapelato martedì. Ivan De la Peña sarà il vice di Luis Enrique: Joan Barbarà, secondo dell’asturiano a Barcellona, in extremis ha deciso di non muoversi. Poi ci sarà Robert Moreno, definito collaboratore di campo negli accordi intercorsi tra Roma e Barcellona; Antonio Llorente, il mental coach (Joaquin Valdes non se l’è sentita di mollare la Spagna); Raphael Cabanellas, il preparatore atletico.

A questi va aggiunto Marcos Lopez, che non avrà un compito specifico durante gli allenamenti, ma sarà scouting a disposizione di Luis Enrique e anche osservatore alle dipendenze di Walter Sabatini. Sarà una Roma targata 4-3-3, si diceva: ecco perchè le operazioni di mercato del nuovo ds giallorosso sono tutte orientate alla ricerca di giocatori quanto mai adatti a quel tipo di modulo. Al resto, ci penserà direttamente Luis Enrique.

Chi l’ha seguito quotidianamente nel lavoro al Barça B, racconta di un tecnico maniaco dei dettagli, uno abituato a far provare e riprovare un movimento decine e decine di volte, uno che pretende la massima partecipazione, anche psicologica, al lavoro, uno che fa fatica ad uscire dal campo di allenamento.

Non a caso, le indiscrezioni legate al suo primo approccio con la Roma indicano una volontà di cominciare con un ritiro di almeno tre settimane: l’occasione per conoscere i suoi nuovi giocatori e soprattutto per farsi conoscere. L’applicazione del suo 4-3-3 durante la partite della Liga Adelante ha fornito numeri che si commentano da soli: giocare in casa o fuori, per il Barça B ha contato poco. Riepilogo: 124 partite, 59 vittorie e 40 pareggi. I successi sono arrivati 37 volte a Barcellona e 22 in trasferta. Nell’ultimo campionato, quello terminato sabato scorso al terzo posto, Luis Enrique ha centrato il record di gol all’attivo, 85: 44 sono state le reti casalinghe e 41 quelle realizzate in trasferta. Come dire: la mia squadra non si risparmia mai e pensa sempre a giocare, in casa o fuori.

A Barcellona aveva un collaboratore, Barbarà, che curava ogni giorno l’addestramento degli attaccanti: questo perchè non vuole lasciare nulla a caso o alla sola qualità tecnica del giocatore. Facile ipotizzare che la stessa cosa accadrà a Roma. E le regole per attaccare? Palla a terra, manovra rapida, ragnatela in orizzontale, pochi (rari) i cross, i palloni alti e sistematico uso della corsie esterne, anche se la forza del Barcellona di Pep Guardiola, due Champions League negli ultimi tre anni, è la capacità di attaccare per vie centrali. Quattro difensori in linea, un centrocampista centrale davanti alla difesa con due mediani di qualità e quantità ai suoi lati, poi due attaccanti sugli esterni e una punta di riferimento: un modulo simile a quello che viene proposto da Zdenek Zeman, ma diverso nell’interpretazione.

Con un ricorso maggiore al fraseggio per vie orizzontali, ad esempio, mentre le squadre del boemo puntano più verticalmente verso la porta avversaria. Il principio, però, è lo stesso: attaccare e recuperare il pallone nel più breve tempo possibile quando passa tra i piedi degli avversari per ricominciare ad attaccare. Facile, no?

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