Un palazzinaro in curva

Un palazzinaro in curva

Parnasi aveva buoni rapporti con tutto lo spettro della politica, dal Pd a Forza Italia alla nuova giunta grillina che gli avrebbe dovuto far costruire il nuovo stadio della Roma

di Redazione, @forzaroma

II palazzinaro è trasversale per mestiere. Luca Parnasi aveva buoni rapporti con tutto lo spettro della politica, dal Pd a Forza Italia alla nuova giunta grillina che gli avrebbe dovuto far costruire il nuovo stadio della Roma. Se si parla di cuore, però, quello di Parnasi stava a destra quanto quello del suo amico Alessandro Daffina, numero uno di Rothschild Italia, advisor di Parnasi e di James Pallotta, a sua volta ultrà di Donald Trump, scrive Gianfrancesco Turano su “L’Espresso“.

Parnasi si è dovuto rassegnare ad avere buoni rapporti con tutti, salvo uno. È Francesco Gaetano Caltagirone, cementiere, editore, finanziere, immobiliarista, imprenditore edile che avrebbe voluto costruire lo stadio al posto di un’Eurnova carica di debiti passati pari pari dalla Capitalia di Cesare Geronzi all’incorporante Unicredit. II disgelo non è mai riuscito e non per mancanza di tentativi. In fondo, sia Parnasi sia Caltagirone sono soci del circolo Canottieri Aniene insieme al presidente del Coni Giovanni Malagò, al numero uno del Comitato Roma 2024 Luca di Montezemolo e al direttore generale della Roma Mauro Baldissoni, compagno di stanza allo studio Tonucci di Pieremilio Sammarco, il mentore di Virginia Raggi. II Messaggero, principale quotidiano romano (Caltagirone editore), da anni spara a zero sullo stadio della Roma perché, obiettivamente, il progetto dello stadio giallorosso è un pasticcio atroce. II progetto originale approvato dal sindaco Ignazio Marino e dal suo assessore Giovanni Caudo è stato gradualmente stravolto. II primo assessore all’urbanistica della giunta Raggi, Paolo Berdini, ci si è giocato una buona quota di impopolarità nel breve intervallo dalla nomina alle dimissioni. Anche dopo la corsa al risparmio che ha ridotto di pari passo le cubature e le opere pubbliche di collegamento, i capitali non sono venuti fuori. Solo l’impresa Pizzarotti ha fatto sapere di essere interessata a una frazione dell’investimento. Quando L’Espresso ha scritto che gli investitori latitavano, già nel 2016, Parnasi aveva protestato informalmente, con cortesia.

Aveva promesso di spiegare tutto, che i cantieri sarebbero partiti e che Pallotta sarebbe rimasto perché si era innamorato della Roma. Un amore interessato. Lo stadio nuovo sarebbe finito sotto il personale controllo del finanziere di Boston e non sotto l’ombrello del club. II presidente giallorosso Pallotta non ha preso bene la notizia dell’arresto di Parnasi. La notizia gli è arrivata mentre era in Italia. Una vacanza con qualche impegno di lavoro, una gita a Bologna, un pranzo con Franco Baldini, suo consulente, e con Claudio Fenucci, ex manager giallorosso passato ai rossoblù della famiglia italo-canadese Caputo. Lo hedge-funder statunitense non si mostra preoccupato all’idea che il nuovo stadio possa ricevere uno stop a tempo indeterminato dall’inchiesta. L’aggiunto Paolo lelo ha dichiarato che il club non c’entra. Ma Pallotta ha anche detto che potrebbe vendere in caso di ritardi. Molti negoziati, e non di calciomercato, potrebbero saltare. Dopo l’accordo sulla sponsorizzazione della maglia, con gli emiri del Qatar erano in discussione i naming rights, i redditizi diritti di battezzare un impianto. Per ora l’unica certezza è che l’intervento della Procura è stato un fulmine a ciel sereno.

(G. Turano – L’Espresso)

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