(Corriere della Sera - ANALISI di M.Sconcerti) Quando una polemica sfiora Totti, sfiora un intero modo di essere. I romani amano pensare che Totti sia antipatico al resto degli italiani proprio perché romano. Non è così, anzi è l’opposto. Totti si porta addosso una romanità piacente, dichiarata, la parte universale e simpatica della romanità. Non a caso è da molti anni il simbolo di campagne pubblicitarie nazionali potentissime. Con il suo slang zoppicante e lo sguardo da finto innocente, la sua ricchezza senza grande istruzione, quindi ancora più meritata, Totti è il buon partito per qualunque figlia italiana. Infatti negli spot recita se stesso con la sua famiglia. Non deve essere nessun altro, la gente lo ama per quello che è. Non è un esempio generale, non può esserlo.
La provenienza lo distingue, è il figlio di Porta Metronia. È questo che lo fa diverso dal profondo Nord e dal profondo Sud. Pigro, un po’ serio e un po’ sbruffone, a volte cattivo e sofferente, sempre comunque pieno di ironia. Come Panatta era il Cristo dei Parioli perché portava la racchetta come fosse una croce di quercia, Totti è l’altra metà di noi, quella immortale e furba. Niente a che vedere con Del Piero, l’unico che sul campo gli sta vicino per età e classe originaria. Del Piero è uno stradone rettilineo, autunnale. Totti è tortuoso e estivo, assolato. Del Piero ha vinto molto, ha potuto permettersi di ubbidire. Totti ha dovuto prendersi spesso la Roma sulle spalle e portarla oltre. Poco da spartire anche con un altro classico internazionale, David Beckham, più tranciante e audace di Totti perché figlio d’Inghilterra, quindi del mondo. Totti non si sarebbe messo mai in mutande né avrebbe mai fatto mettere lingerie pubbliche a Ilary. Sa benissimo che prima di tutto non avremmo capito noi, avrebbe deluso la sua piccola italianità sempre materna e ancora un po’ bigotta. Ma se questo ragazzo di quasi 35 anni è così importante, così tanto noi, qual è il modo migliore per rispettarne il declino? Forse capirlo. Non salvarlo, non giustificarlo, ma capirlo, rendersi conto che in un grande giocatore d’età, i limiti sono forti come le differenze. Non si può avere solo una cosa. E di sicuro bisogna rispettarlo. Non può spiegarci adesso Luis Enrique chi è Totti. Lo conosciamo tutti da vent’anni. Spieghi prima Luis Enrique se stesso a Totti. E poi ricominciamo.
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