Tancredi li preparerà con i palloni da rugby

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – G. Dell’ Artri) – Tecnologia sì, ma senza dimenticare le metodologie d’allenamento che da sempre hanno dato buoni frutti. E’ un po’ questa l’idea di lavoro di Franco Tancredi, oggi preparatore dei portieri della nazionale inglese. Oggi, ma forse non ancora per molto.

Perché il numero uno della Roma del secondo scudetto potrebbe tornare nella Capitale. Sarebbe un altro segnale ben augurante in vista della nuova stagione. Perché forse i più giovani non se lo ricordano bene, ma Tancredi fu uno dei simboli di quel tricolore del 1983. Tra gli idoli, tra Falcao, Conti e Pruzzo, c’era anche lui, che non era solo uno dei più forti portieri d’Italia (ma perché nel 1986 in Messico la maglia azzurra da titolare non è stata sua?), ma anche un modello per tanti aspiranti numeri uno. Insomma per una generazione di romanisti è stato semplicemente “il portiere”. Uno che in giallorosso c’è stato una vita. Prima tra i pali, poi sui campi di Trigoria a fare da preparatore. Fino al 2004, quando se ne andò seguendo Capello prima alla Juve e poi con l’Inghilterra, con Franco Baldini. E non è un caso che proprio ora i tempi sembrino maturi per un suo ritorno a qualche anno di distanza dalle incomprensioni avute con i tifosi. Tancredi che da Giulianova era partito per diventare grande a Roma e che ora è di casa a Wembley. Tancredi che però stravede per un olandese, per Maarten Stekelenburg che gli piacerebbe tanto allenare, magari proprio qui, a casa sua. Come? Dei metodi di allenamento di ieri, di oggi e del futuro, Tancredi ha parlato proprio ieri all’Ansa, spiegando: «Spesso uso i palloni da rugby perché hanno un’imprevedibilità nel rimbalzo che affina la reattività. Poi ci sono le tecniche con i palloni numerati o colorati. La psicocinetica migliora la capacità di anticipazione e reazione del portiere».

Insomma, l’uomo che negli anni ’80 parava i rigori come pochi non rifiuta di affidarsi alle nuove tecniche per migliorare i portieri di oggi, atleti che hanno fisici diversi da quelli di 30 anni fa e che hanno a che fare con palloni molti diversi da quelli di allora. Tecnologia sì, ma con giudizio. Qualche riserva Tancredi ce l’ha sulla macchina “sparapalloni”, che molti club utilizzano per allenare i portieri con missili che arrivano fino a 140 chilometri orari: «Ben venga, ma è importante anche l’allenamento classico. La macchina non può imitare la spontaneità del movimento della gamba quando prepara il tiro, un movimento che il portiere deve imparare a “leggere”». E lui sì che sapeva leggere.

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