(Paese Sera - L.Serafini) - Nessuno, neanche il più pessimista tra i tifosi, neanche il più accantio anti-romanista sulla faccia della terra, poteva aspettarsi un inizio stagione così drammatico.
Al 27 agosto la situazione è questa: un mercato che non ha regalato il grande colpo che i tifosi si aspettavano, scommesse costose, tasselli mancanti, un calciatore come Osvaldo, di cui poco si sa, arrivato con una operazione di circa 39 milioni di euro. Si, 39 milioni di euro. Ma non è questo il peggio. Giovedì l’eliminazione dall’Europa League per mano dello Slovan Bratislavava. Proprio lo Slovan Bratislava, di cui quasi nessuno in Italia conosceva il nome prima di due settimane fa. Non è bastato uscire dalla coppa prima ancora che cominciasse, Luis Enrique è riuscito a fare ancora meglio: nella partita di andata, lasciando in panchina Totti e Borriello per circa 70 minuti, facendoli poi entrare entrambi svalutando il cartellino dell’attaccante partenropeo, il giorno dopo ufficialmente in vendita. Nella partita di ritorno, l’opera d’arte: davanti a Thomas DiBenedetto, davanti ad un Olimpico straordinariamente gremito, con la qualificazione ancora in gioco, il tecnico asturiano ha richiamato in panchina Francesco Totti. Al suo posto, Stefano Okaka. Roma eliminata, e applausi iniziali tramutati in fischi e insulti. La rottura – Tra il tecnico giallorosso e il capitano è gelo, rottura. Un rapporto irrimediabilmente compromesso, che fa pensare al peggio, al rischio di un “aut aut” da parte della società. Proprio dai dirigenti Francesco Totti aspetta spiegazioni, ma ieri non ha parlato con nessuno, anche se a Trigoria erano tutti presenti, DiBenedetto compreso. Il presidente della Roma si è invece intrattenuto con Luis Enrique, chiedendo spiegazioni sull’eliminazione e informazioni sullo stato attuale della squadra. In campo neanche uno sguardo tra il tecnico e il numero 10, neanche una parola, neanche un cenno. Enrique ha parlato alla squadra affermando che il progetto continua, non basta una sconfitta per fermarlo. Poi Totti se ne è andato, dopo solo 35 minuti di allenamento, “scortato” da Vito Scala. Il tecnico asturiano ha ricevuto, ad inizio mandato, carta bianca sulle sue scelte. Accade così che con il passare dei giorni, si rende conto che Francesco Totti non è quel modello di giocatore che apprezza. Non ama il suo modo di allenarsi (“è pigro” spiegherà Baldini, volendo prenderla come sintesi), non ha apprezzato sbracciate e tentativi di testate nella notte di Valencia, non ha apprezzato i volti scuri dopo l’esclusione di Bratislava. Il futuro – C’è una forte discrasia nella gestione del numero 10 giallorosso. Da un lato ci sono le parole di Walter Sabatini: “la luce che illumina i tetti di Roma”. Belle, bellissime. Poi però ci sono quelle di Baldini “è pigro, deve imparare a gestirsi meglio”. E i silenzi assordanti. Quello del capitano da quando è cambiata la proprietà; quello di De Rossi vicecapitano ad un passo dal rinnovo; quello di DiBenedetto, che dovrebbe far capire ai tifosi se Totti è una risorsa ancora, o un peso per ingaggio e la gestione; quello di Franco Baldini, inghiottito dalle nebbie di Londra, prima di poter spiegare la sua intervista e il suo ruolo in questa nuova Roma. Che è già in piena crisi di nervi.
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