(Corriere dello Sport) Il presidente Thomas DiBenedetto stava preparando il trol­ley per l’Italia, dove ar­riverà in tarda mattina­ta apposta per Lazio-Ro­ma.

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Luis Enrique ha trascorso la seconda parte del sabato nel ver­de ovattato dell’Olgiata, lontano diverse decine di chilometri dalla zona degli incidenti, così co­me i giocatori che non sono andati in ritiro e quindi hanno trascorso qualche ora con le fami­glie. La Roma, insom­ma, ha vissuto con un certo distacco fisico la guerra che ha travolto il centro città.

E’ stato l’amministra­tore delegato, Claudio Fenucci, a tenere i con­tatti con la questura, se­guendo passo dopo pas­so le riunioni operative dei responsabili dell’or­dine pubblico. In ogni caso a Trigoria - anzi fuori da Trigoria, per­ché nel pomeriggio il centro sportivo si è svuotato - nessuno ha mai avuto la percezione che il derby potesse sal­tare. I dirigenti erano più che altro dispiaciuti e scossi nel guardare le immagini televisive, mentre qualcuno tra i calciatori appena arri­vati ha pensato: «Ma Ro­ma è pericolosa? » . No, non lo è più di qualsiasi altra metropoli. Quello che è successo ieri, per fortuna, è una dolorosa eccezione.

rob.mai.

 

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