“Luis Enrique, io ci sto”

di finconsadmin

(Leggo – F. Balzani) Mister Alberto De Rossi, da dove nasce il miracolo-Roma? «Il segreto sta nella serenità che io e il mio staff siamo riusciti a trasmettere ai ragazzi, soprattutto dopo la finale di Coppa Italia persa con la Fiorentina. Per noi è più importante impostare gioco e far stare i ragazzi sereni. Vincere lo scudetto è stata solo la ciliegina sulla torta».

DiBenedetto le ha fatto i complimenti e ha aggiunto che «la valorizzazione dei giovani sarà parte integrante del futuro della Roma». Qualcuno di loro è pronto per la prima squadra? «Oggi 7 o 8 di questi ragazzi sono pronti al salto. Mi vengono in mente Antei, Montini o Viviani. In Italia finora su questo punto di vista siamo molto indietro».

E lei si sente pronto al grande salto? «Sì, ma sempre in questa squadra. Di allenare gli adulti non se ne parla. Io, come mio figlio Daniele, abbiamo una gran voglia di fare bene qui a Roma».

E’ spaventato dalle parole di Sabatini che preannuncia una supervisione sulla Primavera da parte di Luis Enrique? «No, sono incuriosito da questo progetto. Incontrerò chi di dovere in settimana e parleremo di questa innovazione. Credo che la società abbia in mente un modello-Ajax che poi è simile a quello della Cantera del Barça. Sono pronto a collaborare per il bene della Roma».

C’è un modello al quale si ispira? «Mi piace ricordare la pacatezza di Liedholm. Ho avuto modo di stare con lui in un ritiro quando ero calciatore, e non dimenticherò mai il suo sorriso. L’allenatore deve far risaltare la serenità. Non si può chiedere ai calciatori di evitare gesti isterici se poi in panchina non si dà il buon esempio».

A chi dedica questo successo? «A tutto lo staff, nessuno escluso. Ma anche a chi ci ha criticato senza senso. Ad alcuni incompetenti che hanno messo in dubbio il nostro lavoro. Qui non si fanno le cose a caso e mi sembra di averlo dimostrato in questi anni».

 

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