“Il colpo è Lamela”

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – A.Angeloni) Jeremy Menez ha salutato e se n’è andato. Sta trattando con il Psg. Una formalità, però. Jerry, come lo chiamava Ranieri, aveva voglia di scappare, la sua Francia lo ha richiamato e non poteva dire di no.

«E’ stata una scelta dolorosa, mi dispiace non averlo potuto rigenerare», parole di Walter Sabatini, arrivato a Riscone anche per dare a Jeremy il placet per il trasferimento. La partenza del francese e i circa otto milioni di euro (più uno di bonus se il Psg andrà in Champions) che entreranno nelle casse della Roma consentiranno a Sabatini di chiudere il discorso Stekelenburg (oggi il ds può tornare in Olanda). «Entro la fine della prossima settimana a Trigoria ci sarà un nuovo portiere. Anche se vorrei precisare che non abbiamo bisogno di vendere per acquistare, la Roma vuole costruire qualcosa, lo farà in due-tre anni e sono certo lo farà bene, centrando gli obiettivi che si è prefissata. Il budget è più che sufficiente», assicura, tra una sigaretta e l’altra. Se non sarà l’olandese, tornerà in pista Kameni (da ricomporre lo strappo con il camerunense, reo di aver cambiato le carte in tavola ad accordo economico fatto) oppure il colombiano Ospina che però è extracomunitario. Sabatini in questi giorni aveva ricevuto una promessa dall’Inter, cioè Viviano in prestito, ma il portiere nerazzurro sabato si è rotto i legamenti. Il tentativo aveva comunque ammorbidito l’Ajax nella trattativa Stekelenburg. Il budget è sufficiente, dice Sabatini.

E come la mettiamo con la questione societaria? E se saltasse tutto sul più bello? Sabatini non si scompone. «Mi è stato detto di stare tranquillo, la trattativa con gli americani non salterà, devono essere messi a posto solo alcuni dettagli», assicura e si rassicura. Certo, è difficile pensare a una Roma senza gli americani con Sabatini ancora ds, visto che proprio lui è stato scelto da un uomo della cordata statunitense, ovvero Franco Baldini. «Preferirei lavorare per un uomo che abbia a cuore le sorti del proprio club». Traduzione: meglio un imprenditore che si innamori della sua creatura, piuttosto che una banca. Oltre a Menez, l’altro sul piede di partenza è Mirko Vucinic. Un giocatore che Sabatini avrebbe voluto (o vorrebbe) trattenere, ma ora diventa davvero difficile. «E’ una possibilità concreta che parta, anche se gli ho visto fare delle giocate che appagano totalmente il mio senso estetico del calcio. Ma se va via è una scelta soprattutto sua». Vucinic ha offerte italiane, Juve, Inter e Napoli, più dalla Germania dal Bayern Monaco, più dall’Inghilterra, Tottenham, City e United. Dove casca, casca bene, insomma. Il suo manager, Alessandro Lucci, è atteso in Inghilterra, ma nel frattempo tiene rapporti con tutti gli altri grandi club. Il costo: diciotto-venti milioni. «Vucinic preferirebbe l’estero, ha rispetto per la Roma e non vorrebbe giocarci contro», chiosa Sabatini. Che spera in un ripescaggio della Juve (in trattativa onerosa con il Villarreal per Giuseppe Rossi), perché vorrebbe Marchisio. «E’ un grande calciatore, è l’unico che prenderei dei bianconeri», ammette il ds. «Se Vucinic andrà via la Roma lo dovrà sostituire». E tornano in ballo i nomi di Shaqiri, Martinuccio, Hernandez o (in terza battuta) di Giaccherini. In rosa già ci sono Bojan, Totti, Borriello e Lamela, quest’ultimo tesserabile, ora, come comunitario.

Il resto del mercato romanista prevede poi l’arrivo di un difensore centrale e di un centrocampista. Si va da Ogbonna (in prestito) a Fernando del Porto o a Lucas del San Paolo. «Il terzino? Non serve più. A sinistra può giocare Heinze, a destra c’è Cicinho che, se fosse stato per me, non sarebbe venuto nemmeno in ritiro, mentre Luis Enrique ci punta e mi ha chiesto di confermarlo». Nella lista degli arrivi non c’è il colpo con la C maiuscola, il Pastore per intenderci. La situazione economica attuale non prevede esborsi onerosi. «Lui oggi appartiene a un tipo di mercato sbagliato per noi. Io penso che la Roma si accorgerà di avere già fatto un grande colpo: il nuovo Pastore si chiama Lamela». Infine, capitolo De Rossi, sul quale piombano offerte sempre molto invitanti. Da Madrid e da Londra soprattutto. Ma Sabatini non cede. «Daniele non è sul mercato, nella maniera più assoluta. Stiamo trattando il rinnovo e andiamo avanti così. Preferisco fare una trattativa lunga e dolorosa, cercando di trattenere il giocatore piuttosto che dismetterlo oggi». Sarà davvero giusto correre questo rischio?

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