Primavera a Stramaccioni, ma è quella dell’Inter

di Redazione, @forzaroma

(La Gazzetta dello Sport – F.Oddi)«Dopo 6 anni e quasi 200 panchine ufficiali lascio la Roma. Un distacco difficilissimo, rinviato per quasi tre anni. Rispetto le scelte della nuova proprietà, ma nella loro programmazione del settore giovanile non c’è un progetto di crescita e prospettiva per me» . É finita ieri l’avventura di Andrea Stramaccioni alla Roma.

Il tecnico con la toga, che ha fatto arrivare in serie A Bertolacci, Crescenzi e Caprari fino al mese scorso prima di andare a Trigoria faceva tappa a Piazzale Clodio: Bruno Conti è stato il primo a pronosticargli un futuro in serie A, Arrigo Sacchi l’ultimo di una lunga serie, lui intanto continuava il suo tirocinio di avvocato. Quando divenne l’allenatore laureato era già il più giovane tecnico ad aver vinto uno scudetto nel settore giovanile professionistico, quando l’avvocato serviva a lui gli morì nel corso della causa contro il professore che sbagliò l’operazione al ginocchio, rischiando di farlo rimanere zoppo.

La svolta Pericolo sventato col terzo intervento, ma per la carriera non c’era più nulla da fare, con tanti saluti ai sogni di un ragazzino che dai Giovanissimi passò direttamente in Primavera e poi al Bologna, sfiorando la Roma. «Con Totti ci ho pure giocato insieme, in una rappresentativa regionale, avremmo avuto 13-14 anni. Quando sono arrivato a Trigoria da allenatoremi disse che si ricordava, ma secondo me lo ha fatto solo per farmi contento» . Del ricordo lasciato a Buffon ci sono le prove, una maglietta con dedica: gli segnò, pure se faceva il difensore centrale, marcò Inzaghi e Vieri, quando loro cominciarono a fare sul serio lui andò ad allenare l’AZ Sport, a Montesacro, talmente piccola che non esiste neanche più. Promozioni e scudetti Romano di Piazza Re di Roma, nel 2005 il secondo passaggio alla Romulea gli valse il primo ingaggio a Trigoria, dopo neanche due mesi saltò due categorie, promosso dagli Esordienti ai Giovanissimi Regionali, chiuse la stagione allenando due squadre insieme. Due scudetti in cinque anni. Prima di passare all’Inter, sbrigherà la pratica matrimonio (domenica al Castello di Bracciano, con Dalila: gli ha cambiato la vita).

L’addio Per Andrea Stramaccioni è stato un distacco tormentato. «Fino all’ultimo giorno ho aspettato e sperato in una chiamata o in un contatto con la nuova dirigenza e di poter così continuare a crescere nella mia città e nella società di cui sono tifoso. Ma così purtroppo non è stato. Ci tengo a precisare che lo dico con amarezza, ma senza nessuna polemica. L’Inter è stata la società che ha dimostrato in questi anni l’interesse più forte nei miei confronti, superando l’offerta della Juventus, offrendomi la Primavera. A Trigoria lascio il cuore e una seconda famiglia, non mi vergogno nel raccontare che ho pianto mentre ho abbracciato tutti uscendo dall’impianto. Bruno Conti, per me fra gioie vissute insieme e rimproveri ricevuti, è stato un vero e proprio padre calcistico»

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