“Olimpico off limits? Vittoria dei violenti”

Sabato all’Olimpico i tifosi azzurri residenti in Campania non saranno ammessi e ciò accadrà anche per i tifosi giallorossi residenti nel Lazio in occasione della partita di ritorno tra cinque mesi

di Redazione, @forzaroma

All’inizio di agosto due ministri, Minniti e Lotti, e i presidenti del Coni, Malagò, e della Federcalcio, Tavecchio, annunciarono in pompa magna un’epocale svolta nel rapporto con le tifoserie perché vi sarebbe stato il via libera alle trasferte e in tempi rapidi si sarebbe arrivati all’abolizione della “tessera”, introdotta nel 2007 dopo l’omicidio dell’ispettore Raciti. Questa apertura, questo gesto di fiducia, questo tentativo di togliere odiosi divieti non vale per Roma-Napoli.

Sabato all’Olimpico i tifosi azzurri residenti in Campania non saranno ammessi (quelli provenienti da altre regioni si discriminazione già applicata in passato) e ciò accadrà anche per i tifosi giallorossi residenti nel Lazio in occasione della partita di ritorno tra cinque mesi. Questa insopportabile restrizione dura da tre anni ed successiva alle tensioni esplose tra le tifoserie di Napoli e Roma – o meglio: parte di esse –  dopo l’omicidio di Ciro Esposito.

La maturità dell’organizzazione calcistica si misura anche attraverso la ferma opposizione a pressioni dirette e indirette di estremisti ultra che tuttora fanno il tifo per De Santis o cercano vendetta per Ciro. I divieti continuano ad alimentare tensioni e odio. Ci saremmo aspettati che l’obiettivo del progetto “Stadi aperti” fosse restituire le partite tra Roma e Napoli a due delle tifoserie più belle e appassionate, un tempo gemellate.

Sembrava un segnale positivo l’apertura ai napoletani per Lazio-Napoli del 20 settembre, in cui non si registro il minimo problema di ordine pubblico. Ci eravamo illusi. All’Olimpico e al San Paolo vigerà ancora il divieto che va in senso contrario rispetto agli auspici di Antonella Leardi, la mamma di Ciro. “Roma-Napoli deve tornare ad essere una festa: giocarla senza tifosi napoletani e una sconfitta”, disse alla vigilia della partita disputata a Roma nell’aprile 2015, nove mesi dopo l’omicidio del figlio. Lei ha dato subito una prova di sensibilità e amore per il calcio, tutti gli altri hanno scelto la comoda strada del silenzio.

(Il Mattino – F. De Luca)

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