Non è la vera Roma

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – A.Angeloni) Una batosta contro il Psg (0-3), una vittoria con il Wacker Innsbruck (1-0). La serata austriaca della Roma finisce tra ombre e fioche luci di speranza.

C’è tanto da lavorare, ma questo era ed è scontato e – come dice Arrigo Sacchi – dopo la scelta coraggiosa, ci vuole tanta pazienza. La Roma presenta alla prima apparizione vera, una squadra ridotta all’osso, senza gli infortunati Cicinho (caviglia) e De Rossi (bicipite femorale) e i nuovi tanto attesi ma non ancora pronti per sgambate di livello superiore, ovvero Heinze e Bojan. Luis Enrique punta su diciotto giocatori e li distribuisce nelle due partite, schierando sempre il suo 4-3-3 ancora in costruzione. Nella prima apparizione, con il Psg, i protagonisti big sono Totti, Borriello e Pizarro (che gioca da mezz’ala, non benissimo), nella seconda, con il Wacker Innsbruck, sono Vucinic e Perrotta, con il cileno (che gioca da centrale, molto meglio), insieme con Cassetti, sempre presenti. Tutte e due le formazioni sono imbottite di giovani, da Antei a Caprari, da Verre a Viviani, fino a un brillantissimo Rosi. L’unica novità, schierata con i francesi, è José Angel, timido nelle incursioni e deboluccio nella fase difensiva. Ma anche per lui ci vuole tempo.

Nel Psg c’è Menez, che non brilla. Ma è normale. Il disastro, in termini di risultato, arriva con il Psg. Pronti, via, la Roma subisce gol da azione d’angolo: di testa Hoarau svetta sul giovane Antei. Sono passati solo quarantacinque secondi. Non bene. Non ci sono i personaggi che incuriosiscono la platea (settemila circa, duemila i tifosi giallorossi presenti), ma l’occhio viene rapito dalla squadra nel suo complesso, dal gruppo, dal modo di stare in campo, che spesso è sfilacciato e poco armonico. Non può e non deve valere il risultato. Per il tecnico asturiano, dopo nemmeno quindici giorni di lavoro, è fondamentale testare le capacità tecniche e atletiche di certi calciatori e la loro predisposizione al sacrificio tattico. E sotto quest’aspetto si sarà fatto un’idea iniziale sui giovani Viviani, Antei (che sbaglia sullo svantaggio e concede poco dopo un’altra palla gol sempre a Hoarau, ma salva una rete fatta dopo uno svarione di Curci) e Caprari, sul nuovo Borriello, sulla disponibilità e allo stesso tempo la fatica di Pizarro nel cambiare modo di giocare e di pensare (la palla non può più trattenerla come faceva una volta, tanto per fare un esempio), sull’atleticità di Rosi (ieri uno dei più brillanti) e sul resto. La reazione al gol subìto è minima: Viviani si fa parare un tiro a botta sicura dal portiere avversario, Areola, Rosi calcia addosso al portiere dopo essere stato imbeccato da Totti, che si mette in evidenza anche per un paio di punizioni. Poi, fine. Funziona discretamente il possesso palla dei giallorossi, il pressing c’è ma non è troppo intenso né continuo, visto che nelle gambe pesa la preparazione appena conclusa e la fase difensiva di squadra è al momento preoccupante. La Roma crea pochissimo contro il Psg (che avendo battuto anche il Waker – 1 a 0 gol di Gameiro – vincerà il torneo), ma subisce tanto. Se lo svantaggio arriva dopo pochi secondi, tra il trentunesimo e il trentaduesimo subisce due gol molto simili: errore in fase di possesso in mezzo al campo e ripartenze veloci degli avversari a bucare difesa.

Meglio la seconda partita, ovviamente contro un avversario di livello inferiore, il Wacker. La Roma sembra più brillante e con più idee. Più tonica. Crea di più e rischia al minimo, anche se le ripartenze avversarie fanno sempre male. Pizarro – che qui fa il centrale e si vede il miglioramento – mette Caprari solo davanti al portiere ed è uno a zero. Vucinic gioca solo contro gli austriaci, qualcosa la fa bene e altro male. Ma è in attesa di partire. La Roma di continuare a studiare, aspettando i nuovi.

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