Luis Enrique a sorpresa: Roma più forte in difesa

di Redazione, @forzaroma

(La Gazzetta dello Sport – M.Cecchini) – Storie di caschi protettivi, di coperte sempre troppo corte, probabilmente di luoghi comuni che restano appollaiati sulle spalle come avvoltoi golosi.

Nella Nucs giallorossa (Nuova Utopia Collettivista Spagnola) varata da Luis Enrique c’è una didascalia che sembra accompagnare la sua venuta nel nostro mondo (ipotizzato) di catenacciari. Ovvero, è un allenatore che fa segnare valanghe di gol alle proprie squadre, ma ne fa subire quasi altrettanti.

Vero? Ebbene, in questo inizio di campionato la Roma racconta altre cifre. Cioè, se l’attacco è inaspettatamente stitico (3 gol segnati in 4 partite), la difesa — orfana per giunta da oltre due gare del titolare Stekelenburg — tutto sommato è più solida di quanto ci si aspettasse: solo 3 le reti subite, tenendo conto che contro Inter e Parma la porta è rimasta inviolata. Numero spagnoli Insomma, non proprio il marchio di Luis Enrique, visto che nella scorsa stagione il suo Barcellona B (3° nella classifica finale) ha avuto al passivo 62 gol, segnandone però ben 85. Tanto per dare un metro di paragone, le altre formazioni di vertice hanno fatto registrare questi passivi: Rayo Vallecano 48, Granada 47, Elche 42. Occhio però alle generalizzazioni. Nella stagione precedente (2009-2010) i ragazzi di Luis Enrique centrarono la promozione in Seconda Divisione con uno score così composto: 65 reti realizzate e solo 35 subite. E allora? Allora meglio sentire come ha spiegato l’allenatore il suo lavoro. «Non è questione di uomini, ma di atteggiamento di tutta la squadra. Noi proviamo ad andare a cercare palla con un pressing molto “alto” e questo può aiutare tutti i giocatori del reparto arretrato».

Difesa argentina Istruzioni per l’uso: parlando di difensori, il primo riferimento è per i due centrali. E adesso, passato l’innamoramento per Cassetti e vista la svagatezza (a volte) di Kjaer, prende sempre più quota l’accoppiata argentina composta da Burdisso e Heinze, in attesa che Juan (immalinconito per non essere stato convocato col Parma), dopo la salute recuperi anche la migliore condizione atletica.

Voglia Stekelenburg A proposito di rientri, c’è da segnalare che domani contro l’Atalanta potrebbe tornare titolare Marteen Stekelenburg, assente dal terribile scontro con Lucio di due settimane fa. Lo staff medico lo dà per guarito, anche se gli ha consigliato l’uso di un caschetto protettivo in stile Cech. L’olandese, pur insofferente all’optional (e infatti non è detto che lo userà), vuole esserci, anche se questo significherebbe la sua automatica convocazione con la sua nazionale, cosa che per certi versi la Roma sarebbe felice di evitargli. Deciderà Luis Enrique, chiamato a coltivare una doppia speranza: che la difesa continui ad essere solida e, nello stesso tempo, che l’attacco si sblocchi davvero. Curiosità: per trovare una Roma che nelle prime 6 gare (perciò considerando anche le due di Europa League) non aveva segnato mai più di un gol bisogna risalire al 1995-96. Sulla panchina giallorossa sedeva Carlo Mazzone: proprio sicuri che lui e Luis Enrique appartengano a universi totalmente distinti?

 

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