«Scudetto? Non lo chiederemo»

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero) Calciopoli non finisce mai. Veleni e polemiche sono all’ordine del giorno. Ieri Massimo Moratti e Andrea Agnelli non se le sono mandate a dire.

Il presidente dell’Inter è indignato: «Giù le mani da Facchetti, l’attacco nei suoi confronti è più grave dell’eventuale revoca dello scudetto». Ma non molla: «Non lascio e non faccio la vittima». Il numero uno della Juve invece chiede rispetto e minaccia un’azione legale contro la Figc se il Consiglio Federale convocato per il 18 luglio non dovesse prendere una decisione sullo scudetto del 2006, ribattezzato «degli onesti». Anche Tavecchio difende Facchetti. «Sostenere che fosse il lupo nero di Calciopoli non è serio».

Ma quello scudetto la Roma non lo vuole. Lo fa sapere il presidente ad interim della società, l’avvocato Roberto Cappelli: «Non riteniamo di promuovere alcuna azione finalizzata a farsi riconoscere l’assegnazione dello scudetto 2006 in quanto riteniamo che le vittorie a cui ambiano debbano essere conquistate sul campo. È questo lo spirito con cui la Roma vuole iniziare questo nuovo corso». Cappelli ha poi aggiunto: «La società sin d’ora accetta con serenità qualsiasi decisione che la procura federale riterrà opportuno assumere in riguardo nella convinzione che tale organo saprà interpretare ed applicare al meglio i principi normativi che regolano il sistema calcistico».

Ieri tanto per non farsi mancare niente, sull’asse Milano e Torino c’è stata la solita dose quotidiana di veleni. «Non mi passa nemmeno per la testa di abbandonare o di fare la vittima, per niente – ha spiegato Moratti a Inter Channel – lo scudetto del 2006 viene ad essere un fatto fermo, ma secondario. Quello che è stato assolutamente inaspettato, grave, di cattivo gusto, non so neanche quanto regolare, è stato l’attacco a una persona che non c’è più, che non può difendersi giuridicamente da un’accusa di un pubblico ministero». Il riferimento ovviamente è a Giacinto Facchetti, tirato in ballo nella relazione di Stefano Palazzi. Non è stato da meno, Andrea Agnelli, che durante la presentazione delle nuove maglie della Juve, all’interno degli spogliatoi del nuovo stadio Delle Alpi, ha preso la parola, lanciando bordate alla Figc.

Il presidente bianconero era un fiume in piena. Nel suo discorso ha ripetuto la parola «rispetto» diverse volte. Tante. Lo pretende il rispetto per la Juve, per i giocatori e per i tifosi. Come pretende «parità di trattamento» soprattutto dopo la relazione di Palazzi, che nulla toglie rispetto al 2006, ma aggiunge tanto: telefonava anche l’Inter. Se il 18 luglio, il Consiglio Federale non dovesse prendere una decisione sullo scudetto del 2006, la società bianconera è pronta a scendere in campo dal punto di vista legale e fare causa in tutte le sedi alla Figc, perché come ha sottolineato il presidente «la Juve è l’unica società che ha avuto un danno patrimoniale di diverse centinaia di milioni. Il nostro timore è che si decida di non decidere, sarebbe la scelta peggiore, sarebbe deleterio in un momento come questo del calcio italiano, uno dei più bassi. Se revocano lo scudetto all’Inter per quanto riguarda la Giustizia Sportiva finisce qui. Per quella ordinaria valuteremo, abbiamo i mezzi per muoverci. Per il momento non lo facciamo, aspettiamo».

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