(Il Romanista - D.Galli) - L’impressione è che a mettere all’angolo Beretta, stavolta, sia stata quella simpatia, nemmeno troppo nascosta, che il presidente della Lega di A nutre per Lotito.

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A rischio deferimento per non avere avvisato immediatamente la Figc dopo la condanna del numero uno biancoceleste per Calciopoli, Dimmiclaudio - è così che lo chiamano a Via Rosellini - si è difeso sostenendo che è giusto «che gli effetti sulle cariche dirigenziali» di una condanna «avvengano solo a fronte di sentenze passate in giudicato». Dunque, per Beretta, l’articolo 22 delle Noif che prevede la sospensione immediata dopo il primo grado va intepretato in un’altra maniera. Macché, gli ha risposto Abete. Secondo il presidente federale, «l’articolo 22 ha un’applicazione automatica». Dopodomani se parlerà in un Consiglio di Lega straordinario. Capitoli precedenti. Sette giorni fa, il Tribunale di Napoli condanna sedici protagonisti di Calciopoli, chi per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, chi solo per frode sportiva. Moggi ne esce male: 5 anni e 4 mesi di reclusione. Lotito si becca 15 mesi. Esattamente come i Della Valle e un po’ meno del presidente della Reggina, Lillo Foti (18 mesi). Si solleva subito un problema: l’incompatibilità di Lotito con la propria carica di presidente.

L’articolo 22 bis della Noif recita al punto 3: «Restano sospesi dalla carica di dirigente di società o di associazione coloro che vengano condannati, ancorché con sentenza non definitiva, per uno dei delitti previsti dalle leggi indicate al comma precedente. La sospensione permane sino a successiva sentenza assolutoria». Attenzione: si parla di sentenza assolutoria, non di prescrizione. Se quindi, come pare probabile, il processo penale di Calciopoli si estinguesse per avvenuta prescrizione, Lotito potrebbe essere comunque dichiarato decaduto. Potrebbe, sì. Perché sulla norma è scontro tra Lega e Federcalcio. «Alla luce dell’importanza economica delle imprese del calcio - dice Beretta - è giusto allinearle a quelle di tutti gli altri settori economici. Quindi è giusto che gli effetti sulle cariche dirigenziali avvengano solo a fronte di sentenze passate in giudicato. Quella norma mostra contraddizioni e incongruenze. Inoltre il testo recita che i dirigenti sono sospesi fino alla sentenza di assoluzione, ma non specifica cosa dovrebbe succedere quando interviene la prescrizione». Abete non è d’accordo: «L’articolo 22 ha una applicazione automatica, non c’è bisogno di una delibera della Figc ma è bastata una comunicazione firmata dal segretario Antonio Di Sebastiano, una presa d’atto della sospensione automatica collegata alla norma sui requisiti di onorabilità». Poi il presidente della Figc lancia un’accusa velata (ma nemmeno troppo): «L’ordinamento sportivo è diverso da quello penale e bisogna avere le capacità, al di là delle convenienze, di tenerli distinti». Al di là delle convenienze. E dei nomignoli affettuosi.

 

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