«Organizzare meglio la vendita biglietti e la possibilità di parcheggiare»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista) Ha due figli adolescenti con cui va regolarmente a vedere le partite, Massimo Ghini. E anche per questo, forse più di altri, sente l’esigenza di misure che favoriscano il ritorno delle famiglie allo stadio.

«Cosa mi aspetto dalla nuova Roma? Lo condenserei in tre concetti: sicurezza, organizzazione e nuove proposte. Sicurezza, perché è basilare per rimotivare la gente. Basta con la celebrazione della violenza beceraegratuita, inunostadiochedeveinvecetornare ad essere luogo di puro divertimento. Organizzazione, perché dalla vendita dei biglietti alla possibilità di trovare parcheggio, lo stadio deve poter essere vissuto in altro modo. Guardo soprattutto a quello che sarà, in futuro, il nuovo stadio. Ma, visto che parliamo dell’oggi, a maggior ragione si deve poter intervenire sull’Olimpico, che, sia per quantoriguarda l’accesso che il deflusso degli spettatori– unvero caravanserraglio – è certamente tra quelli meno organizzati che vi siano. Per giunta, nel disinteresse con cui tutto questo è statogestitofinora, tanto da sembrarmi di vivere in un paese sottosviluppato. Quanto alle proposte, mi aspetto che, al pari di quanto mi è capitato di vedere in giro per il mondo, si possa arrivare allo stadio anche con largo anticipo perché magari c’è un ristorante o, perché no, l’asilo nido. Riunificare alcuni settori? Partiamo dall’ idea che l’Olimpico è uno dei peggiori in assoluto per vedervi un partita di calcio. E che da questo punto di vista non vi sono posti che offrano una visione tanto migliore rispetto ad altri. Curve e distinti erano già uniti in passato. Posso capire il distinguo tra Tevere laterale e centrale, ma parliamo di finezze. Perché, anche in Monte Mario, si è così distanti dal campo che la visibilità è anche lì pessima. Uno spazio riservato alle famiglie? Mi ricorda un po’ le quote rosa. Alle quali, in linea di principio sono contrario perché mi sanno di razzismo laddove uomini e donne dovrebbero invece essere considerati sullo stesso piano. Ma, come accetto quelle, dico ben vengano queste. A patto però di dedicare loro quei servizi che le famiglie attendono giustamente di trovarvi».

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