Lo scudetto non è un’utopia per la Roma di Rudi Garcia

di finconsadmin

(L’Arena – F.Grassia) – E adesso Rudi Garcia può finirsela di caratterizzare le conferenze stampa con i soliti stereotipi sulla Roma che non è ancora pronta per vincere lo scudetto e via di questo passo. Potevano andare bene queste frasi dopo la terza, quarta o quinta giornata: ma alla nona no. Perché la squadra giallorossa viaggia ancora a punteggio pieno e può migliorare il record, che detiene in coabitazione con la Juventus 2005-’06 di Capello, nel prossimo turno casalingo di giovedì con il derelitto Chievo. Dalla nona di Beethoven a quella di Garcia se il paragone non suona irriverente.

 

A questo punto il tecnico francese deve uscire allo scoperto anche perché, a differenza di Conte e Benitez, impegnati in Champions league, può pensare solo al campionato. Sfruttando al meglio la ritualità degli allenamenti in settimana. Si pensava che la capolista orfana di Totti e Gervinho, segnasse il passo al Friuli imbattuto da quasi un anno. Soprattutto dopo l’avvio straripante degli avversari (palo di Muriel, salvataggio a portiere battuto di Castan su Gabriel Silva) e dopo l’espulsione di un ingenuo Maicon. Macché… I gufi sono stati cotti a puntino. E proprio le seconde linee, alias riserve, hanno risolto la partita nonostante l’uomo in meno nell’ultima mezz’ora. Non solo Borriello e Ljajic schierati al posto degli infortunati sia pure con caratteristiche e compiti diversi, ma anche Marquinho, Torosidis e Bradley che hanno sostituito nella ripresa Florenzi, Pjanic e Borriello.

 

E proprio lo statunitense, alla terza presenza stagionale, ha posto il sigillo alla nona affermazione consecutiva. «La fortuna? Bisogna cercarsela e meritarsela», ha detto Garcia riferendosi ai pericoli corsi nel primo tempo e soprattutto al palo (il quarto nelle ultime due partite) che ha salvato la porta di De Sanctis bucato finora appena una volta. Tutti da record i numeri di questa Roma, che a Udine ha vestito panni proletari per difendersi nei momenti più bui e cercare comunque la vittoria. Se poi la dea del pallone sorride così apertamente alla Lupa, c’è poco da fare per gli avversari che pure marciano a pieno regime. I 22 punti di Napoli e Juventus normalmente valgono il primato o giù di lì. In questa serie A permettono loro di mantenere a livelli ancora accettabili il distacco dalla capolista.

 

E il turno infrasettimanale, che partirà stasera con Atalanta-Inter e si chiuderà giovedì proprio con Roma-Chievo, può creare grossi problemi al Napoli impegnato a Firenze contro i viola vittoriosi tre volte in settimana. La classifica non è cambiata in questo weekend, caratterizzato da pesanti errori arbitrali, in seguito ai successi delle prime cinque. Della Roma s’è detto. La Juve ha reagito di brutto dopo i ko di Firenze e Madrid. Il Napoli ha superato il Torino con due rigori discutibili, specie il secondo. L’Inter ha vinto ma non ha convinto con il Verona. La Fiorentina s’è affidata a Cuadrado per condannare il Chievo alla quinta sconfitta consecutiva.

 

Precipitano invece le quotazioni del Milan sconfitto al quinto minuto di recupero da una punizione di Parolo che ha avvicinato di cinque o sei metri il pallone alla porta del giovane Gabriel. Si avverte che il gruppo, nonostante il pari casalingo in Champions league con il Barcellona, non segue Allegri all’ultima stagione in rossonero. Boateng se n’è andato perché non voleva saperne di lui. Balotelli sembra sulla stessa strada. Via la cresta e l’orecchino, Mario ha giocato in maniera così irritante da costringere il tecnico a sostituirlo all’inizio della ripresa. Ma è tutta la squadra in crisi d’identità: inguardabile soprattutto in fase difensiva. Non sarà facile per Galliani difendere a oltranza l’allenatore.

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