(Il Messaggero - B.Saccà) - Miralem Pjanic ha 14 anni meno di Francesco Totti, ma parla come un veterano. «Non ho paura. E non vedo l’ora che cominci l’avventura. Mi sento un po’ fomentato e sono contento di poter affrontare questa nuova sfida: non la temo e, anzi, sono pronto a raccoglierla», confida il nuovo acquisto della Roma, durante la conferenza-stampa di presentazione.
L’ex centrocampista del Lione, classe 1990, entra nella sala Champions di Trigoria al fianco dell’ad Claudio Fenucci: indossa la polo rossa della Roma e pantaloni lunghi chiari, abbinati a un paio di ciabatte infradito di marca. Subito un mare di foto: il bosniaco alza i pollici delle mani. Sorride: la sua maglia numero 15 è tempestata dai flash. «Per me questa è una grandissima opportunità perché può rappresentare un salto di qualità. E posso accumulare ancora tanta esperienza. Certo, sento la pressione, ma è assolutamente positiva e normale. Sono soddisfatto e orgoglioso della scelta. Darò il meglio di me, senza timori: mi servirà del tempo ma dovrò adattarmi presto se vorrò essere un titolare. Per ora c’è la barriera della lingua», assicura accarezzandosi la barba. Miralem vede la Roma ai vertici del campionato. E non si nasconde nel pronunciare la parola scudetto. «La Roma ha una squadra super, non trovo punti deboli neppure in panchina. Oltre tutto, non penso che avere tanti giovani in rosa sia un freno, e comunque non sarà in alcun modo una scusa per la lotta allo scudetto. Non disputare le competizioni europee, poi, non sarà un problema, ma uno stimolo in più per conquistare la Champions l’anno prossimo». E ancora. «Sono stati acquistati dei ragazzi di qualità, pur avendo già dei giocatori di esperienza, che potranno aiutare i nuovi a inserirsi. Sarà un giusto mix». Totti sarà una guida, per Miralem. «Lui è un giocatore straordinario. Ha vinto un Mondiale. Lo rispetto e lo stimo tantissimo», ammette. Il bosniaco vuole perfezionarsi. «Sia dal punto di vista offensivo che tattico e fisico», spiega. «Non è importante collocarsi a destra o a sinistra. Importa che io possa giocare molti palloni, fornire degli assist e segnare dei gol. Luis Enrique mi ha fatto un’ottima impressione perché sa come vuole fare giocare la squadra. Non bisogna mettergli troppa pressione addosso, però». Pjanic era soprannominato Il Pianista, in Francia, e molti sostenevano che il ragazzo ricordasse Zidane. «E’ un paragone che non trovo azzeccato. I migliori oggi sono Messi e Cristiano Ronaldo, ma i miei modelli erano Zidane, Maradona e Riquelme», racconta. La rivalità con la Lazio, infine. «La Roma è il club più grande della città, e dobbiamo vincere entrambi i derby di campionato». In allemanento, ieri, Totti ha battuto Stekelenburg con un cucchiaio, mentre Borini ha vinto la sfida dei rigori. Provati Gago, De Rossi e Pjanic a centrocampo. Come previsto, niente ritiro stasera a Trigoria in vista del Cagliari (e di tutte le partite interne): appuntamento a Trigoria direttamente domani mattina, ore 9, poi tutti all’Olimpico.
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