«Ma perché proprio io?»

di finconsadmin

(Il Messaggero – M.Ferretti) Venerdì sera, qualche minuto dopo le undici, gli ha squillato il telefonino. Ciao Daniele, sono Prandelli.

Ciao mister, complimenti per la vittoria, la replica di De Rossi. Mi farebbe piacere che tu venissi in Nazionale per la partita di martedì contro l’Irlanda, ha proseguito il cittì. Daniele, non convocato per l’impegno di Modena contro l’Estonia, ha ringraziato ma ha declinato l’invito perchè domani al Gemelli il prof. Gaetano Paludetti lo sottoporrà a un piccolo intervento chirurgico all’orecchio. Ha un timpano rotto, ricordino di un’immersione esagerata qualche anno fa, durante il viaggio di nozze. E di qualche botta di troppo rimediata in mezzo al campo.

Nulla di grave, nulla di particolarmente impegnativo. Niente Nazionale, però. E riposo quasi assoluto per un paio di settimane. Ma quelli del clan azzurro, soprattutto quelli della vecchia guardia, ieri dal ritiro di Coverciano si sono fatti vivi con Lele, come lo chiama Buffon: una telefonata, un sms, un segno di solidarietà. Ti aspettiamo presto, ti vogliamo bene. E così De Rossi, in un sabato pieno di sole, ha fatto il papà. A tempo pieno.

Una giornata in compagnia degli amici più cari e della figlia Gaia, la cosa più bella della sua vita come ha più volte ripetuto. Il sorriso della figlia gli ha fatto recuperare un po’ di serenità. Non è bastato, però, a fargli cancellare dalla mente quanto accaduto da giovedì sera a venerdi pomeriggio, quando cioé il pm Roberto Di Martino ha assicurato che il suo nome non c’entra nulla con il calcioscommese. De Rossi, giovedì sera, c’era rimasto malissimo. Non era riuscito a dormire, imitato in questo dai genitori.

E la telefonata di congratulazioni fatta in serata al padre Alberto, dopo il successo della Primavera contro il Milan, ha avuto un doppio, dolcissimo sapore. Arrabbiato, deluso. Sorpreso, anche. Ma perchè mi mettono sempre in mezzo?, si è chiesto e ha chiesto alle persone che condividono con lui la vita e la professione.

A voce alta, De Rossi ha pensato: quando c’è stato da prendermi le responsabilità, non mi sono mai tirato indietro; quando c’è stato da pagare (anche multe salatissime, roba da Guiness dei primati, per le espulsioni di Donetsk e Bari) per errori commessi in campo, non ho mai protestato; ho rispettato la decisione della Federcalcio legata al codice etico di non convocarmi, ma in questa storia che c’entro? E perchè sono stato tirato in ballo in una faccenda così squallida? Chi ha o ha avuto l’interesse a coinvolgere il mio nome? Se l’è fatte tutte, queste domande.

E a poche è riuscito a dare una risposta certa. Mille ipotesi, di ogni tipo. E’ abituato, De Rossi, a stare in prima pagina, ma trovarsi lì per via di una questione alla quale è del tutto estraneo l’ha a dir poco amareggiato. Chi, ad esempio, l’ha incontrato venerdì per preparare il comunicato diramato nel primo pomeriggio dalla Roma («Sono indignato», c’è scritto), preparato – tra gli altri – con il ds Daniele Pradè e l’addetto stampa Elena Turra, racconta di non aver mai visto in precedenza un De Rossi così arrabbiato.

Che ha incassato la solidarietà e l’affetto di tutti i tifosi della Roma e della società, vecchia e nuova, senza riuscire a non ipotizzare il proprio futuro, di uomo e di calciatore, anche alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni. La sua situazione contrattuale è nota: ha un contratto con la Roma fino al 30 giugno del prossimo anno e gli incontri per un eventuale rinnovo, finora, non sono riusciti a decollare. Per colpa di nessuno, però. La nuova dirigenza sta cercando di sciogliere in fretta il nodo legato all’allenatore, poi – una volta sistemata la cosa – si penserà al rinnovo dei contratti. Ecco perchè a breve, De Rossi incontrerà Walter Sabatini: Daniele capirà le intenzioni della nuova Roma e viceversa.

Nel progetto tecnico per i prossimi anni, il nome di De Rossi è stampato a caratteri cubitali. Ma resta da superare l’ostacolo contratto. Daniele, scegliendo, valuterà con estrema attenzione ogni cosa, non soltanto l’aspetto economico del discorso.

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