(Gazzetta dello Sport - A.Pugliese - F.Oddi) - C'è chi non si sbilancia, qualcuno accusa, nessuno lo difende. Il giorno dopo l'ennesima sconfitta della Roma, Luis Enrique è sul banco degli imputati. E fatica a trovare un avvocato difensore.

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«Il possesso palla? Io piuttosto vedo un torello, con il solo fatto che il torello si fa in allenamento, un punto ogni dieci tocchi. Il calcio è un'altra cosa», dice Ruggiero Rizzitelli, sei indimenticabili anni con la maglia giallorossa. Con lo spagnolo, però, affiorano anche alcune colpe della dirigenza «La nuova proprietà è entrata con tempi molto lunghi, i dirigenti operavano senza mandato, Baldini è arrivato a novembre — dice Fabrizio Lucchesi, ex direttore generale del terzo scudetto —. Qualche dubbio ce l'avevo qualche mese fa e ce l'ho tuttora» e della squadra «In questa situazione hanno tutti responsabilità, nessuno escluso», chiosa Luigi Di Biagio, allenatore dell'Italia Under 20 ed ex giallorosso. Difesa L'unico disposto a dare veramente ancora tempo alla Roma ed a Luis Enrique è Carletto Mazzone, forse anche per il grande amore che ha per questi colori. «Mandar via l'allenatore adesso non avrebbe senso — dice l'ex tecnico della Roma — Ci vuole pazienza, cosa che a Roma spesso non si trova. È cambiato tutto, società, giocatori, dirigenza, allenatore. Si sapeva che sarebbe stato un anno difficile, bisogna dare ancora tempo al progetto». Già, ma la gente sembra aver esaurito la pazienza.

«Ed è normale, soprattutto in una piazza esigente come Roma — aggiunge Rizzitelli — Un progetto di questo genere, con tanti giovani, o lo affidi ad un allenatore esperto o lo fai altrove, non nella Capitale. Una squadra che deve vincere ha bisogno di una spina dorsale. Qui i giocatori sono tutti fuori ruolo, spesso senza certezze e disorientati». Una delle pecche di Luis Enrique, infatti, è proprio la mancanza di esperienza. «Se nelle prossime due partite i giallorossi non faranno risultato, inevitabilmente pagherà il tecnico — dice ancora Lucchesi —. In tal caso, dopo aver provato con un giovane, punterei su un allenatore esperto». Gioco Uno dei tanti dilemmi della gestione Luis Enrique, poi, è il gioco. Doveva essere bello e spumeggiante, è sterile e inconcludente. «Certo, fare possesso palla e non tirare mai in porta non va bene — è il parere di Giancarlo De Sisti — E poi tutti quei cambi possono solo destabilizzare una squadra. Mi chiedo: Borriello che fine ha fatto? Per me resta uno dei migliori attaccanti italiani». Borriello è una prima punta, non fa al caso dello spagnolo. «Ma se lui non vede le prime punte, perché hanno preso solo attaccanti così?», si chiede Rizzitelli. Che poi aggiunge: «E in difesa lo spagnolo vuole gente che giochi la palla e invece è arrivato uno come Kjaer: ottimo marcatore, ma con due piedi improponibili». Totti e De Rossi Allora, il problema si sposta altrove. De Rossi centrale di difesa spesso scala a fare il terzo e Totti in disparte. «De Rossi così è un vero spreco», dice De Sisti. «A me piange il cuore a vederlo lì, spesso tra i tre di difesa», è il parere di Rizzitelli. Come piange il cuore a vedere Totti fuori. «Se non ha problemi fisici, non può non giocare — fa Di Biagio — A Firenze, se stava bene, doveva esserci dal primo minuto». Concetto ribadito anche da Lucchesi: «È una risorsa importante, si sa, è difficile privarsi di lui». Non per Luis Enrique, in fondo alle sue mille logiche.

 

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