Lite sul buco del bilancio

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – D.Galli) – C’è uno scoglio nella trattativa per la cessione dell’As Roma. Uno scoglio importante. Si sta discutendo sulla ripartizione di quelle risorse necessarie a fare una grande Roma.

DiBenedetto tornerà apposta lunedì per trovare una soluzione. E poi, almeno così si diceva ieri, mettere le firme. A innescare la miccia è un’intervista che ieri pomeriggio l’avvocato Cappelli, presidente ad interim del Cda giallorosso e uomo della banca, concede all’AdnKronos. Quando l’agenzia gli chiede se ci siano stati eventuali ripensamenti da parte di DiBenedetto, l’avvocato risponde così: «Non ho in realtà motivo di pensarlo. Come ha detto il dott. Ghizzoni, da parte nostra abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare per il closing. Al momento non ho nessun motivo per pensare che ci possano essere dei problemi, la palla è ai nostri amici americani, bisogna chiedere a loro. Il 1 agosto si chiude tutto? Il 1 agosto è la data fissata per l’assemblea dell’As Roma, non c’entra con il closing. Come ho detto, a breve daremo l’annuncio della data del closing. Da parte nostra non abbiamo altro da fare, la domanda non va fatta a noi». Sibillino ma non troppo. Leggendo tra le righe, il malessere è palese. Il terreno di scontro è il bilancio As Roma chiuso al 30 giugno 2011. Ha fatto registrare una perdita di circa 53 milioni. Gli americani dicono: nella due diligence c’era scritto che sarebbe stata di 36 milioni, e esprimono sorpresa per l’emergere di spese scoperte in un secondo momento. La differenza ce la mette Unicredit, affermano. La banca risponde: no, noi copriamo il 40% del deficit, voi il restante 60%. Non è affatto una questione secondaria. Se gli americani, che comunque hanno già speso 10 milioni in questa trattativa (6 per la caparra, 4 in altre operazioni), fossero costretti a intervenire per sanare una situazione pregressa, e del tutto inattesa a loro dire, dovrebbero andare a intaccare quelle somme stanziate per un piano di investimenti biennale. E DiBenedetto, Pallotta, Ruane e D’Amore non ci pensano proprio. Quelle risorse devono servire a finanziare, per esempio, il budget di mercato. L’autofinanziamento è un ricordo del passato, per vincere bisogna spendere. Mister Tom la pensa così. Unicredit è d’accordo sullo scopo, ma pretende che gli americani facciano la loro parte nella copertura delle risorse aggiuntive. L’intervista di Cappelli ha avuto un’eco immediata ed è rimbalzata negli Stati Uniti. E’ iniziato un valzer di conference call tra l’Italia e gli Stati Uniti. DiBenedetto ha deciso di venire lunedì a Roma assieme a due suoi manager, Sean Barror e Mark Pannes, per superare questo ostacolo. E’ l’ultimo di una lunga serie. A quel punto si potrà firmare il contratto definitivo per la cessione dell’As Roma. Il 1 agosto, salvo nuovi imprevisti, Thomas Richard DiBenedetto sarà eletto presidente.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy