«In Italia nessuno ha mai giocato così e ci piace tanto»

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – C.Zucchelli/T.Cagnucci) – Sorride spesso, mette in mostra una grande abbronzatura, gesticola, guarda sempre fisso negli occhi il proprio interlocutore. E quando c’è qualcosa da dire, la dice.

 

Senza tanti giri di parole. E’ per questo che Simone Perrotta, 34 anni, è ascoltato sempre e comunque all’interno dello spogliatoio della Roma, dove gioca da sette anni. Ed è per questo che il suoi 26 minuti e 34 secondi di conferenza stampa volano via in un attimo: risponde con chiarezza a tutte le domande, racconta, per primo in questa stagione, di una Roma “che è ancora un cantiere aperto ma che deve pensare in grande”, di un gruppo sereno “nonostante tutto quello che si dice e si scrive”. Vucinic rincorre tutti in allenamento, Menez e De Rossi, in scadenza di contratto, sono sempre loro, così come Totti, “tirato come non lo vedevo da anni”, di un presidente futuro, come DiBenedetto, “che sa quello che vuole” e di una stagione, la prossima, da riscattare: “Abbiamo sentito i cori dei tifosi, ci sarebbe piaciuto iniziare la stagione con un altro clima, ma in fondo ci meritiamo questo loro atteggiamento. Sono scorie della passata stagione, noi vogliamo voltare pagina al più presto”. Le premesse ci sono, soprattutto perché c’è un nuovo allenatore che sembra aver già conquistato i giocatori: “Ci ricorda il primo Spalletti, cerca continuamente il dialogo. In Italia si verticalizza molto, lui invece ci chiede di tenere tanto il pallone senza i lanci lunghi. Dobbiamo abituarci, ma tutto questo ci piace molto. Anche perché in Italia nessuno ha mai giocato così”. E, tanto per citare una frase da lui detta la passata stagione (“ci manca l’entusiasmo”), adesso è tutto diverso: “Si sente che c’è aria nuova”.

Che impatto ha avuto la presenza di Luis Enrique sul campo anche sul piano tecnico?

Sinceramente si respira un’aria diversa rispetto al passato, sono cambiati i dirigenti, è cambiata la proprietà, è cambiato l’allenatore, è inevitabile che ci sia un’aria diversa. Il gruppo è rimasto lo stesso, si sono presi dei giocatori, dei giovani molto interessanti. Ancora non sono arrivati, il gruppo è lo stesso degli anni passati. Ma c’è entusiasmo e si sta lavorando molto bene.

Luis Enrique ti ha citato insieme a Totti e De Rossi. Sei uno dei senatori: senti la responsabilità?

Forse perché sono vecchio (ride, ndr). Tutti parlano di un mix di gioventù e giocatori esperti. Sono 8 anni che sono qua e sinceramente mi ha sorpreso molto quello che ha detto Luis Enrique perché non ci sono abituato. Mi ha fatto molto piacere però è normale che io debba dimostrare sul campo quello che lui ha detto a parole.

C’è molta curiosità su questo approccio che ricorda quello del Barcellona.

Sì, sicuramente è una metodologia completamente diversa, un approccio diverso alle partite rispetto al campionato italiano. Siamo abituati a verticalizzare subito, non appena si entra in possesso di palla anche con dei lanci lunghi dalla difesa fino all’attaccante in profondità mentre lui ricerca molto questo possesso palla e soprattutto rasoterra per arrivare il più velocemente possibile dall’altra parte con palla a terra però con un metodo diverso. Come ha detto lui, come ha detto il presidente ci vuole pazienza, soprattutto da parte dei tifosi, lo stiamo seguendo con molta curiosità e c’è l’atteggiamento giusto da parte di tutti.

Entro quando assimilerete i nuovi schemi?

L’auspicio è quello di arrivare subito a capire quello che chiede l’allenatore, quanto tempo ci voglia sinceramente non lo so. E’ un metodo completamente diverso. Non credo che nessun giocatore abbia giocato in questo modo, è un modo di giocare che sinceramente piace a tutti.

Mexes ha rivolto un saluto agli ex compagni, è sembrato un po’ polemico.

No, assolutamente, fa un certo effetto vederlo con un’altra maglia sinceramente, come lui ci ha dato l’in bocca al lupo faccio altrettanto con lui. E’ un ragazzo eccezionale, un ragazzo che è stato con noi diversi anni, con il quale abbiamo condiviso delle gioie ma anche molte amarezze quindi spero possa vincere in Europa.

Si diceva che la nuova proprietà avesse dei dubbi sul rinnovo tuo e di Cassetti.

Ne ho sentite tante sul mio conto in questi anni, questa è una domanda che dovreste rivolgere ai dirigenti nuovi. Io quando ho rinnovato mi è stato detto dalla dottoressa Sensi, da Montali e da Pradè che era la volontà anche della nuova proprietà e dei nuovi dirigenti, è una cosa che ho letto, che mi ha sorpreso, ma è una domanda che dovete rivolgere a chi di dovere, a me non ha dato alcun tipo di fastidio.

Quanto sarà difficile ottenere un mix giusto tra voi esperti e i giovani del 91 e del 92?

La via di mezzo c’è. Vucinic è un ’83, De Rossi è un ’83, Menez è un ’87, la via di mezzo c’è. Ci sono all’interno del nostro gruppo giocatori che hanno superato i trenta anni, ma se siamo qua vuol dire che la nuova proprietà, così come lo stesso allenatore, ha visto in noi delle qualità importanti per questa squadra. I giovani che sono arrivati sono giovani sulla carta, ma sono giovani che hanno fatto già della buona esperienza, uno ha fatto 100 presenze nel Barcellona e ha fatto anche diversi gol, l’altro è un talento come Lamela, José Angel ha fatto molto bene nel campionato spagnolo, è vero che sono molto giovani soprattutto rispetto all’Italia dove prima di dare fiducia a un giocatore bisogna raggiungere una certa età, all’estero questo non succede e poi arrivano qui nel nostro campionato con una certa esperienza.

Pensi che Luis Enrique verrà incontro alle nostre caratteristiche tattiche?

Io credo che la sua filosofia sia quella, poi, come ha detto anche in conferenza, verrà incontro alle caratteristiche dei giocatori. Ci deve essere poi una base, nel senso che la squadra deve iniziare a lavorare sul campo sin dal primo giorno di lavoro come sta facendo, poi credo che se questo non si può attuare è giusto anche che ci siano degli accorgimenti. Il mister è un allenatore giovane, ma è un allenatore con le idee molto chiare.

La differenza con Spalletti è che lui verticalizzava molto.

Sì, l’ho detto prima, in Italia siamo abituati nel verticalizzare con dei lanci lunghi che vanno dal difensore fino all’attaccante. Lui al momento questo non ce l’ha chiesto, lui ci ha chiesto di tenere sempre la palla e sempre rasoterra. Questo è quello che ci richiede in questo momento poi speriamo di poterlo attuare sul campo perché la cosa diventa molto interessante.

Prima i tifosi hanno detto che tiferanno solo la maglia. Cosa volete promettere visto che quest’anno in particolare gli occhi saranno puntati su di voi?

Queste sono scorie della passata stagione, è normale che ci sarebbe piaciuto cominciare con un altro clima, però come dicevo prima, sono scorie della passata stagione abbiamo fatto male e ci meritiamo anche questo tipo di cose. E’ normale che ci sarebbe piaciuto voltare pagina, accantonare le cose brutte della passata stagione e aprire una capitolo diverso della nostra storia ma capisco che purtroppo tutto non si può cancellare.

Che impressione vi ha fatto DiBenedetto?

Ci è sembrato una persona molto carica, una persona che sa quello che vuole ma al tempo stesso è tranquilla. Lui sa quello che vuole.

Come è l’atmosfera nello spogliatoio?

C’è allegria nello spogliatoio, anche questi giocatori che sono presi di mira in questo periodo, Vucinic, Menez che è in scadenza di contratto, anche Daniele… Io li vedo tutti molto bene, molto sereni anche Mirko se lo vedete allenare, insegue tutti. Normale poi che ci sono le situazioni personali che vanno limate, però sono situazioni che ognuno di loro deve affrontare con chi di dovere però al gruppo non danno nessun fastidio, anzi.

Siete più sereni adesso dopo il cambio di società? Chi è il vostro dirigente di riferimento?

E’ Sabatini visto che è venuto nello spogliatoio e ci ha detto: “Per qualsiasi cose venite da me”. La serenità c’è perché si vede una proprietà forte, l’anno scorso non era così, era una proprietà a termine, si sapeva che ci doveva essere un cambio di consegne però questa sensazione l’abbiamo avvertita un po’ tutti. Quest’anno la musica è cambiata, c’è una nuova proprietà, ci sono dirigenti che sanno di essere dirigenti, che hanno l’appoggio della società, quindi è tutto davvero diverso.

Come ti rivolgi a Luis Enrique?

do del lei, assolutamente.

Dove giocherai?

Credo che mi veda come un interno giocando a tre, mezzo destro, mezzo sinistro, credo, l’argomento non è stato ancora affrontato, ma penso mi veda in questo senso.

Te la senti di dire le vostre ambizioni?

No assolutamente, non me la sento, perché siamo un cantiere aperto nel modo di giocare, nei giocatori che dovrebbero arrivare, nei giocatori che si dice dovrebbero partire. A parte il fatto che non l’ho mai fatto e quest’anno a maggior ragione non siamo nelle condizioni di porre degli obiettivi. E’ normale che siamo la Roma e non possiamo lottare per non retrocedere, quello mi sembra logico.

Come contatto umano ci sono analogie con Spalletti?

Sì, come persona sì, ci sono degli atteggiamenti che ce lo fanno ricordare, ma anche nel modo di approccio alla squadra, soprattutto nei primi tempi Spalletti era in questo modo, cercava il dialogo anche nella disposizione tattica. Anche noi abbiamo riscontrato questa similitudine.

Dopo Cagliari, la scorsa stagione, avevi parlato di mancanza di entusiasmo.

L’entusiasmo è fondamentale per il calcio. Il Napoli quest’anno credo abbia fatto così bene perché, è vero, era una buona squadra, ma poi partita dopo partita ha creato quell’entusiasmo nell’allenarsi. Vedendo le immagini si vedeva un entusiasmo pazzesco, cosa che nel nostro spogliatoio non c’era. L’entusiasmo non si compra, si costruisce giorno per giorno, viene fuori da tante situazioni che l’anno scorso non si erano incastrate nel verso giusto. Quest’anno si vede che è un’altra musica in tutti i sensi c’è anche un allenatore che ti dà lo spirito giusto, ma non solo Luis Enrique, proprio tutto il gruppo di lavoro. Se il buon giorno si vede dal mattino…

Hai paura di perdere elementi importanti come De Rossi e Vucinic? E pensi che Totti non abbia sposato il nuovo progetto?

Si parla sempre di Francesco, dell’entusiasmo di Francesco, sono 8 anni che faccio il ritiro e esce sempre fuori la domanda su Francesco! Io lo vedo sereno come sempre, lo vedo molto tirato, di più rispetto al passato, si allena bene, si allena con voglia e i discorsi sono tutt’altro che remissivi. E’ il Francesco di sempre. Sinceramente mi sorprende questa domanda perché anche vedendolo allenarsi si vede che sta bene, che è felice. Ci sono state altre situazioni in cui Francesco ha sofferto, ma sicuramente non è questo il caso. Si scrive e si legge diversamente però… Si scrive e si legge di tutto e di più, ma bisogna riscontrarlo nella persona se è vero o meno. E posso assicurare che o è un attore o non è così.

Cosa pensi del mercato in uscita?

Se dovessero partire Vucinic e De Rossi questa squadra perderebbe due giocatori essenziali, ma sono situazioni personali, sono cose che devono valutare loro con le proprie famiglie. Sono due giocatori eccezionali e persone con cui abbiamo condiviso tanto.

Ti dispiace che sia andato via Montali? E cosa ti aspetti del ritorno di Baldini?

Non mi dispiace solo di Montali, mi dispiace di Pradè, mi dispiace non vedere Conti in ritiro, mi dispiace per la dottoressa Sensi. La vita va avanti. Ci sono nuovi dirigenti molto professionali. Loro hanno gestito delle situazioni non facili nel migliore di modi. Noi abbiamo grande affetto verso di loro. Adesso ci sono nuovi che sembrano molto in gamba. Baldini mi ha portato alla Roma. E’ stato, è un punto di riferimento della nazionale inglese. E’ un uomo di calcio e farà bene qui.

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