Le fatiche di Zeman e poi… Capello

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista-M.Izzi) Eccoci dunque alla Roma stacanovista targata Zeman, con un biennio (trascorso a Kapfenberg e Predazzo), vissuto all’insegna di un lavoro durissimo.

Il primo Zeman, sigaretta sempre in bocca e computer perennemente in funzione con una stampante dal rumore infernale, è un tecnico che non aspetta neanche di lasciare il Fulvio Bernardini, sede del raduno, per iniziare test su velocità, resistenza e potenza.

Sono gli anni in cui anche il fisico di Francesco Totti si forgia. Proprio il fuoriclasse di Porta Metronia, accettò, nel luglio e agosto del 1998, di redigere un breve diario della sua esperienza a Predazzo. In ritiro, quell’anno, i volti sono tra i più eterogenei, si va dal mito Nils Liedholm, presente in qualità consigliere addetto al settore tecnico, fino ai ragazzini della primavera aggregati: Quadrini, Ferri, De Vezze, Daniele Conti e Bordacconi. Il 24 luglio, Francesco Totti scrive: «Abbiamo “legato” con gli ospiti dell’Hotel Bellaria, sempre gli stessi da una vita, età media: ottantatre anni. Ma sono tutti molto simpatici ed hanno cominciato a interessarsi di calcio e della Roma. va a finire che fondano un Roma club». Francesco osserva con occhi incuriositi e bonari anche coloro che lo circondano e il 27 luglio annota: «I tifosi della Roma sono davvero eccezionali. Qui a Predazzo ce ne sono tre o quattrocento fissi, più alcune altre centinaia pendolari: c’è un ragazzotto con i capelli rossi che mischiato agli altri affollati sul percorso tra il campo e l’albergo, ad ogni fine seduta d’allenamento, mi ha già chiesto una decina d’autografi ed altrettante fotografie. Ma che ce farà?». Proprio il percorso, di circa due chilometri, che porta dall’Hotel Bellaria al campo d’allenamento, diviene per i giocatori un piccolo cruccio. Zeman pretendeva che tutti lo percorressero a piedi… i più scaltri, però, per evitare l’affettuoso assalto dei tifosi si facevano trasportare dal pulmino dei materiali, celati da una coperta. Tornando a Francesco, in quel 1998, svolgeva il servizio militare e l’11 agosto rientra alla Cecchignola comandato di servizio guardia nel cortile interno della compagnia. In quelle ore, il suo pensiero andrà: «A Fabio Petruzzi che arranca sul sentiero-Zeman di Predazzo e quasi non vede più “compare” Di Francesco, è un’autentica consolazione!».

Archiviato Zeman e la sua Mountain bike, è il momento di Fabio Capello. Un quinquennio trascorso a Kapfenberg e nell’ultima stagione a Irdning. Il ritiro ad entrare nel mito, è chiaramente quello iniziato il 17 luglio 2000. Nella quiete dell’albergo Sport Hotel Grabner, quando a Don Fabio chiedono perché non abbia scelto Nyon, ci si sente rispondere: «Non sono mai stato un fedelissimo di Nyon. Ci sono andato una volta perché il Real Madrid aveva prenotato. Mi sono semplicemente adeguato. Devo dire che Kapfenberg è un posto splendido per lavorare, ideale per fare il ritiro». Qual è la giornata tipo della Roma che conquisterà il terzo scudetto? Sveglia alle 8:00, alle 9:30 inizia il lavoro atletico sotto la direzione di Massimo Neri e Vito Scala, con carichi di lavoro progressivamente aumentati. Ore 12:00: pranzo a base di pasta al pomodoro, verdura, carne bianca, crostata e caffè. Dalle 13:00 alle 16:30 riposo, interrotto da Giorgio Rossi che chiama a raccolta i ragazzi per il lavoro pomeridiano. Alle 17:00 inizia il lavoro (Capello non tollera ritardi e per chi sgarra fioccano le multe) che privilegia la tattica. Alle 19:00 termina la seduta pomeridiana e i giocatori si concedono ai tifosi per alcuni minuti, alle 20:00 sono a tavola e alle 22:30 arriva l’ora di spegnere le luci. E’ in questo clima e sulla scorta di questa routine che nasce la stagione del terzo scudetto di una Roma che alla fine della stagione 2003/04, vede l’avvicendamento tra Fabio Capello e Cesare Prandelli.

Siamo ancora a Irdning, tra schede di preparazione atletica computerizzate, controllo dell’acido lattico tramite prelievo sanguigno dall’orecchio, cardiofrequenzimetri… e giocatori che indossano due maglie per evitare le punture di insetti giganti. A Prandelli, in questi ultimi anni, subentrano Spalletti (due anni a Castelrotto, due a Trigoria e uno a Riscone di Brunico) e Claudio Ranieri (sempre Riscone di Brunico). Sino ad arrivare a questo mese di luglio e al tredicesimo ritiro svolto a Riscone di Brunico (nessuna località, fuori dalle mura della capitale può vantare un simile record), sotto la guida di Luis Enrique. Termina così la nostra galoppata (un grazie doveroso a Massimo Germani), che ha abbracciato 85 anni di storia, atleti, allenatori e…. di un’unica, incrollabile, fede giallo-rossa.

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