La mia Roma è differente

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – T.Cagnucci) Chissà che ne pensa Luigino Ghizzoni di tutta questa situazione? Chi è Luigino Ghizzoni? È un tifoso romanista, che sta qui a Riscone ed è venuto in motocicletta da Piacenza, dove è nato, per vedere la sua Roma (“c’ero anche nell’83, ma sono romanista da prima, da sempre”).

Luigino Ghizzoni è cugino di un altro Ghizzoni, un po’ più importante (e pare interista), Federico, piacentino, professione amministratore delegato di Unicredit.  Chissà se Luigino avrà modo di chiedergli se è vero che Paolo Fiorentino gli ha chiesto di poter restare nell’As Roma nel caso in cui – chissà perché – dovesse saltare il closing con DiBenedetto? E perché dovrebbe saltare il closing visto che proprio da quella parte l’hanno annunciato con le fanfare, a colpi di comunicato e agenzie? Ma che non è vero? Ma che forse è stato un modo per inchiodare il buon senso? E perché è stato fissato per il 29 l’appuntamento finale se nei contratti c’è scritto il 31? Che qualcuno deve andare al mare? Che la Roma si vende così? Che la Roma viene dopo l’abbronzatura? Che è un bollettino? Che è un prurito? Che la Roma è un giocattolo per sentirsi importanti? Che qualcuno c’ha preso gusto e vuol giocare a fare l’imperatore? Pensaci tu Luigino. DiBenedetto di fronte a certe strategie, e alla situazione che gli hanno lasciato, ha usato la metafora della Grecia: iniettare soldi e basta, significa solo aumentare il debito.

La differenza la fa il piano industriale, stimato fra i 60 e gli 80 milioni. Gli americani sono disposti a spenderne anche 100, purché tutto sia chiaro, purché non si giochi a nascondino, purché non si decidano cose unilateralmente, purché piuttosto che a certa opportunistica rigidità si sostituisca semplicemente la ragione. Chissà che ne pensa Luigino Ghizzoni? Chissà che ne pensano i tifosi della Roma? Unicredit dovrebbe farsela questa domanda, anzi forse è l’unica domanda che si deve porre. Non è la banca, ma è la Roma a essere differente.

D’altronde Unicredit sono mesi che gestisce la Roma. Guardate dov’è finito Mexes. A Milano l’ex Rugantino che è diventato Arlecchino s’è messo pure a fare Pulcinella: “De Rossi rossonero? Magari”. Magari no. Magari pe’ niente. Magari che? Caro Philippe da Rosa Emerson c’è chi piange davvero per la maglia. Ecco, quanto vale questa cosa? Che garanzia? Quale fidejussione? Di che closing stiamo parlando?? Visto che qui si va avanti di compleanno in compleanno, oggi è proprio quello di Daniele De Rossi.

Che sia un momento di riflessione e di serietà, come quando si entra in un tempio. Attenti a non giocare con la Roma, coi sentimenti della gente (belli tutti quelli che ieri per una ventina di minuti nella curvetta qui hanno cantato in continuazione la stessa canzone, belli tutti i romanisti). Perché la Roma è qualcosa che non si vende. Come De Rossi. La Roma è come il mondo: ce l’abbiamo in prestito per i nostri figli. Se dovesse saltare qualcosa, Daniele sarebbe il primo a doversene andare. Se succede, però, dovrete dirglielo voi a Luigino.

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