Kameni: Dal Camerun all’Espanyol come N’Kono

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista-P.Bruni) Oltre a Viviano e a Stekelenburg. Il mercato europeo è piuttosto saturo e in giro, ad essere sinceri, non ci sono tutti questi fenomeni da poter (e voler) sedurre.

Nelle ultime settimane, però, il nome nuovo che circola con una certa insistenza è quello di Idriss Kameni, numero uno dell’Espanyol e della nazionale camerunense. Un portiere di centonovantadue centimetri per novantaquattro chilogrammi di peso dotato di grande atletismo, abile con i piedi, bravo nell’uno contro uno e apprezzato soprattutto per l’abilità nel parare i calci di rigore. Ovviamente la Roma non è l’unica squadra che ha messo gli occhi su di lui e, altrettanto ovviamente, la società giallorossa è ancora proiettata su Stekelenburg. Ma andiamo a scoprire la storia di colui che potrebbe essere una valida alternativa.

MISERIA E NOBILTÀ La sua storia potrebbe ricalcare quella di migliaia di ragazzi provenienti dall’Africa. Carlos nasce nel febbraio del 1984 a Douala, città nella parte sudoccidentale, capoluogo della regione del Littoral e del dipartimento di Wouri. Una zona abbastanza ricca situata sul golfo di Guinea che, grazie al porto, all’aeroporto e al mercato, ne è la capitale commerciale. La famiglia di Kameni è di modeste origini e l’unico modo per uscire da una situazione sociale difficoltosa è quella di tentare la via del pallone. Gli inizi non sono facili e a voglia di riuscire a sfondare si mescola, inevitabilmente, con la pesante realtà economica del paese. La scintilla, però, arriva quasi per caso e incendia il desiderio di lasciarsi alle spalle pensieri e paure. L’Union Club Yaoundé rappresenta la società dove Idriss muove i primi passi da calciatore: prima come difensore centrale e poi fra i pali. L’esperienza dura fino al 1996, anno in cui viene notato da un talent scout e tesserato per la Kadji Sports Academy di Douala, la stessa scuola di Samuel Eto’o. Tre anni vitali per la sue crescita umana e professionale, stagioni propedeutiche alla futura avventura nel calcio che conta. Nel 1999, infatti, si trasferisce in Svizzera e gioca nelle giovanili del Sion. Lì si ferma appena dodici mesi e nell’estate 2000 viene ceduto ai francesi del Le Havre. La carriera sembra prendere la piega sperata e i desideri da bambino cominciano a diventare concreti compagni di viaggio. La sfortuna, tuttavia, è sempre dietro l’angolo e ci mette lo zampino: qualche incomprensione con i dirigenti e un paio di infortuni muscolari non gli permettono di giocare più di cinque incontri. Pochini per un portiere, specialmente in quel preciso momento della carriera. A fine 2002 prepara armi e bagagli e va in prestito al Saint Etienne: pure lì, purtroppo, le amarezze sono nettamente maggiori rispetto alle gioie e Kameni si piazza tra i pali soltanto quattro volte. Il ritorno a Le Havre è quasi peggiore dell’esordio: due gare e il logico addio a “mamma” Francia.

CATALOGNA BIANCOBLÙ Nell’estate del 2004, a vent’anni, si trasferisce all’Espanyol, in Spagna, per circa ottocentomila euro. Nel frattempo, però, la sua crescita personale, almeno in nazionale, non conosce intoppi: diventa portiere titolare del Camerun dopo essere stato il più giovane calciatore (16 anni) a vincere una medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Sidney (nella finale vinta 7-6 ai rigori con la Spagna, para un rigore ad Amaya). Kameni, quindi, arriva nel club che fu di Thomas N’Kono, connazionale e recordman di presenze per un giocatore africano nella Liga, con duecentoquarantuno (poi superato da un altro camerunense, Samuel Eto’o), tutte con la seconda squadra di Barcellona. Nella stagione d’esordio gioca le trentotto partite di campionato e l’anno seguente alza anche il primo trofeo: la Coppa del Re in una storica finale (vinta per 4-1) col Real Saragozza. Nel 2006, oltre ad essere eletto il miglior portiere africano, giunge all’atto conclusivo della Coppa Uefa ma i bianco-blu vengono sconfitti dal Siviglia. Nell’estate 2009, dopo un discreto ritocco dell’ingaggio, rinnova il contratto coi catalani per quattro stagioni, fino al 2013.

BUONO, MA NON TROPPO Sono due gli episodi che spesso si ricordano di Kameni e, paradossalmente, nessuno di questi riguarda l’aspetto tecnico. Buono ed educato con tutti, Idriss ha un carattere tosto. Nel gennaio del 2009, mentre si stava esercitando nella cittadella dello sport di Sant Adria del Besos, ebbe un faccia a faccia alquanto duro con un tifoso: questi, infatti, l’aveva invitato a non rinnovare il contratto, condendo la frase con un paio d’insulti. Il camerunense tentò di afferrarlo per il collo e fu grazie all’intervento di alcuni compagni che la situazione non degenerò. Nel maggio successivo, viceversa, la stessa scena si ripeté col collega Grégory Béranger, per un’incomprensione durante una partitella d’allenamento.

CAVALLO DI RITORNO Forse non tutti sanno che Carlos, neppure maggiorenne, sostenne un breve provino con la Juventus. Un’esperienza fugace e senza sobbalzi perché la dirigenza bianconera decise di non tesserarlo. Se la corte del Fulham non dovesse affascinare l’Espanyol, l’eventuale arrivo di Kameni in Italia sarebbe il perfetto epilogo di una carriera sognata, sudata, sospirata e, tenacemente, realizzata. Il prezzo del cartellino non supera i sei milioni di euro e l’ingaggio dovrebbe aggirarsi intorno al milione scarso. La Roma ci pensa, sonda il terreno ma deve fare in fretta perché le sirene londinesi non smettono mai di cantare ricche melodie.

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