Il budget c'è e si vede. Noi nell'élite d'Europa

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista – D.Galli) – C’è Bojan. Ma c’è anche di più, alla Roma. E’ quella piacevolissima sensazione di essere tornati protagonisti. Ora, il budget è quello giusto.

Ad eccezione dell’Inghilterra, dove non c’è quasi partita contro dei club dai ricavi colossali, quello giallorosso è in linea con le Grandi d’Europa. E’ da Roma, finalmente. Il punto è questo. L’operazione Bojan non è stata importantissima solo dal punto di vista squisitamente tecnico. L’immagine trasmessa al mondo – guardate il fotomontaggio dell’attaccante con la maglia giallorossa, copyright del quotidiano catalano “Sport” – è quella di una Roma tornata competitiva. Che può finalmente sgomitare sul mercato, conquistando i tifosi con quei colpi che negli ultimi anni, per merito o per colpa dell’autofinanziamento, le erano di fatto preclusi. L’Inter e il Milan compravano, la Juve pure ma male. Persino il Napoli si poteva permettere delle dignitosissime campagne acquisti. E la Roma? N.P. Non pervenuta. E’ emblematico quello che succede un anno fa al Salaria Sport Village. L’ex ds Pradè si lascia andare, candidamente, a un apprezzamento su Sanchez. Apriti cielo. La Roma viene immediatamente accostata a un giocatore che costava – e costa – una quarantina di milioni di euro. Dodici mesi dopo, solo la concorrenza di autentiche superpotenze del calcio mondiale ha impedito a Sabatini di tentare una trattativa con l’Udinese. Un problema di budget? Eh no, stavolta. Perché il Barcellona ha un tesoretto, e questo dato è ufficiale, di 45 milioni di euro. Mentre la Roma ha una disponibilità liquida di 54 milioni, anche se non tutto questo denaro potrà essere investito sul mercato. No, la vera ragione per cui ora non c’è partita tra Roma e Barcellona quando si tratta di comprare una stella come Sanchez, è il blasone. Loro, i catalani, hanno vinto quattro Coppe Campioni, di cui tre negli ultimi cinque anni. Calma, però. Stiamo arrivando.

IL NOSTRO BUDGET E’ la madre di tutte le domande: quanto può spendere la Roma sul mercato? Teoricamente, “no limits”. «DiBenedetto mi ha detto di fare le cose del calcio, non mi ha detto “non spendiamo più di tanto” », spiegava qualche giorno fa Sabatini a “Radio Radio”. «La società – avvisava il diesse – mi ha detto “c’è da fare una squadra, falla, anzi facciamola!”. Ma con le caratteristiche del mercato attuale, se anche una società decidesse di spendere un flusso di soldi importanti, se si puntasse su un giocatore importante finirebbero subito». In assenza di cifre, si è andato avanti per ipotesi. Il ragionamento di tutti è stato questo. Unicredit concederà alla Roma, direttamente o indirettamente tramite Roma 2000, un finanziamento di 40 milioni di euro. E poi provvederà a un aumento di capitale, che per la propria parte, ovvero il 40%, sarà di 14 milioni. Quindi: 40 più 14, uguale 54 milioni. E dire che la cifra sarebbe pure sbagliata, ma in difetto. Perché a quei 54 attualmente disponibili bisognerà aggiungere i 21 milioni che dovranno essere conferiti dalla cordata americana. Arriviamo all’iperbolico traguardo dei 75 milioni. Ripetiamolo: riesce difficile immaginare che l’intera somma verrà destinata al mercato. Ma una buona parte sarà sicuramente investita, come ha annunciato DiBenedetto, «per fare della Roma una regina ». Non solo. Il budget potrà crescere sensibilmente in funzione delle prossime operazioni. Se parte Vucinic, a Trigoria incamerano minimo altri 20 milioni. Se va via Menez, il tesoretto si incrementerà di ulteriori 10 milioni. Quanto a Borriello, i 10 milioni spesi per l’acquisto a titolo definitivo dal Milan potrebbero molto presto rientrare con gli “interessi”. Perché la punta vale di più.

UNICREDIT Ieri l’ad di Unicredit Federico Ghizzoni ha confermato che «i finanziamenti sono stati accordati, la nuova società può lavorare tranquillamente, incluso il mercato. Di fatto, è già operativa». Ghizzoni ha poi proseguito: «Abbiamo rimosso tutti gli ostacoli e dall’altra parte è la stessa cosa. L’obiettivo per il “closing” è i primi di luglio. Sarà una formalità, i rapporti con la nuova società sono ottimi».

LE ALTRE ITALIANE Come per la Roma, non esistono cifre certe. Bisogna ascoltare i rumors, tenendo presente che uno come Moratti se n’è sempre infischiato dei pareggi di bilancio. Se poteva prendere il fuoriclasse, sforava il budget prefissato. Staccava un assegno e tanti saluti al buco di bilancio. Ma ora, grazie a monsieur Platini, che ha obbligato i club a fare leva sui ricavi prima di scialare sul mercato, anche a Milano la situazione potrebbe essere cambiata. Si parla di tesoretto da 50 milioni. Su per giù, è la stessa somma a disposizione del Milan. Poi c’è la Juve. Mamma Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli, ha messo mano al portafogli. Di nuovo. La Vecchia Signora riceverà un prestito di 70 milioni e una ricapitalizzazione da 120. Questo denaro servirà a coprire le perdite, che al termine dell’esercizio finanziario 2010/11 dovrebbero superare i 70 milioni. E il resto? Sarà impiegato sul mercato? Solo una parte. Perché la somma stanziata dalla Exor sarà spalmata nell’arco di tre anni. In sintesi, per la campagna acquisti potrebbero essere spesi intorno ai 50 milioni. Naturalmente, al netto delle cessioni. E’ importante evidenziarlo, perché la Juve ha già sborsato 37,5 milioni per riscattare Matri, Quagliarella, Pepe e Motta. Se quindi a Torino vogliono davvero arrivare a Tevez, Aguero o Vucinic, devono quindi vendere. E vendere bene.

I CAMPIONI D’EUROPA Lo spauracchio del fair play finanziario imposto dalla Uefa comincia a spaventare anche chi fino a qualche anno fa non badava a spese. Il numero due dei conti del Barcellona, Javier Faus, ha annunciato che il budget di mercato sarà di 45 milioni, «più i soldi che potranno essere incassati dalle cessioni». La priorità, al Nou Camp, è adesso la riduzione del debito: «Quello lordo è stato portato da 532 a 483 milioni, quello netto da 431 a 364». Il manager ha chiesto ai tifosi comprensione per le nuove strategie: «Noi vogliamo decidere il nostro futuro e per farlo dobbiamo ridurre il debito a livelli accettabili». Altrimenti, si chiude bottega. Tradotto dal vocabolario Uefa, addio Champions. Su questo, magari, dovranno riflettere a Parigi. In Francia si dice che i nuovi proprietari arabi del PSG abbiano fissato a 150 milioni il tetto di spesa. Lo stesso Leonardo guadagnerebbe tra i 5 e i 6 milioni l’anno per fare il diggì. Il sistema può andare bene quest’anno. Ma dal prossimo, quando entrerà in vigore il nuovo regime contabile dettato dalla Uefa, uscite ed entrate dovranno andare di pari passo.

INGLESI SUPERSTAR Ricavi da marketing e merchandising impressionanti, diritti tv venduti a peso d’oro, fatturati stellari. Ecco perché i top team inglesi continuano ad avere pochi rivali nelle finestre di calciomercato. Non solo rispetto alla Roma, ma anche rispetto al resto d’Europa, sono quasi degli extraterrestri. Il Manchester City è quasi inarrivabile. Stando a quello che dicono Oltremanica, lo sceicco Mansour Bin Zayed sarebbe pronto a investire 175 milioni per costruire una squadra che possa vincere la Champions. Unica condizione posta dagli arabi a Mancini: la vittoria della Champions. Ci si può stare. Alle spalle del City si piazzano i cugini del Manchester United con 110 milioni. Da quando sono arrivati gli americani, i partner commerciali dei Red Devils si sono moltiplicati. Nella sola stagione 2010/11, Singha Beer, Turkish Airlines, Smirnoff, Epson e DHL hanno versato nelle casse dello United oltre 45 milioni di euro. E’ la mentalità che fa la differenza in questo caso: Glazer & Co. stanno ragionando su come “monetizzare” i 16 milioni di iscritti alla pagina Facebook del club. Tanto per intenderci, la Roma non ce l’ha. Qualcuno ha sorriso quando ha saputo che il Chelsea ha pagato 15 milioni di clausola rescissoria al Porto pur di avere subito con sé Villas Boas. Ma i “Blues” se lo possono permettere. Abramovich avrebbe offerto al delfino di Mourinho 90 milioni per un’altra faraonica campagna acquisti. E’ stragonfio anche il portafogli del Liverpool. Il manager Kenny Dalglish e il direttore tecnico Damien Comolli possono investire sul mercato fino a 84 milioni di euro. Chi se la passa peggio, e si fa per dire, è il glorioso Arsenal. I “Gunners” possono spendere, al netto di acquisti e cessioni, 35 milioni di sterline. Più o meno 39 milioni di euro. Ma stanno ultimando la costruzione di alcune palazzine residenziali, il Queensland Road, che saranno vendute per 28 milioni. Che però siano investiti da Wenger per rendere più forte l’Arsenal, è tutto da vedere.

LA RABBIA DEL BAYERN«Ma quali 60 milioni, è un numero preso dal nulla!». In una recente intervista concessa a “Sport Bild”, Christian Nerlinger se l’è presa con la stampa tedesca. L’ex centrocampista, e ora direttore sportivo del Bayern Monaco, ha categoricamente escluso che il club possa spendere una cifra simile per il mercato. «Non abbiamo bisogno di una squadra nuova, dobbiamo solo rimodellarla», ha chiarito il diesse. Per poi precisare ancora meglio il concetto: «Abbiamo una rosa di fama mondiale, abbiamo rinnovato i contratti in scadenza e ora dobbiamo solo fare qualche aggiunta». Dopo la sfuriata di Nerlinger, la stampa tedesca si è affrettata a rivedere le stime. In ribasso. C’è chi adesso sostiene che il budget del Bayern non superi i 40 milioni. Come la Roma. Anzi, forse pure meno.

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