I catalani convinti: “Luis vi farà felici”

di finconsadmin

(Il Romanista – C.Zucchelli) Entri nel centro commerciale che i turisti che vanno a Barcellona sono soliti prendere d’assalto, il Mare Magnum, e trovi una selva di fotografi e telecamere davanti alla botiga official del Barça.

Vai, ti avvicini a un giovane reporter con telecamera al seguito e chiedi: «Che succede?». Lui ti guarda con occhio scocciato, pure infastidito dal fatto che tu non sia informata, e risponde: «Dovrebbero venire Shakira e Pique». A fare cosa, non è dato sapere, fatto sta che nel giro di neanche mezzora, davanti all’entrata del negozio si radunano un centinaio, forse più, di tifosi.

Sono le 12:30, rimaniamo in attesa fino alle 14, ma della coppia più famosa di Spagna neanche l’ombra. E allora, durante l’attesa, meglio parlare con i sostenitori del Barça di quello che con ogni probabilità sarà il nuovo allenatore della Roma. A chiunque chiedi, si stupisce del fatto che, nei giorni in cui tutti celebrano «il miglior club della storia» ci sia qualcuno interessato a Luis Enrique. Sgranano gli occhi, ridono, iniziano a rispondere prima in catalano poi in castigliano, raccontando persino aneddoti improbabili: «Mi hanno detto che domenica – spiega un ragazzo – era in campo con Guardiola a festeggiare. Vedrai che prenderà il suo posto». Gli viene risposto che domenica sera era in conferenza stampa a rispondere alle domande sul suo futuro dopo la partita col Salamanca: «E allora – interviene il commesso del negozio, molto più interessato a questo che a Shakira e Pique – vedrete che potrà farvi felici. Come allenatore lo conosco poco, ho visto appena qualche spezzone di partita del Barcellona B, ma come uomo andate sul sicuro. E’ uno che sa quello che vuole, ci sa fare».

La conversazione inizia a prendere piede tra i tifosi. D’altronde, bisognerà pur dare un senso a una mattinata trascorsa davanti a un negozio ad aspettare un calciatore e una pop star: «Io invece ogni tanto sono andato al Mini Estadi – racconta Manuel, con molta dimestichezza, in italiano – e ho visto che la sua squadra sa fare bene certi movimenti. Però non so quanto lui possa essere pronto per il calcio italiano, in fin dei conti non ha mai allenato una squadra vera». Anche Xavier, che tra una parola e l’altra si fa fuori ben tre birre a stomaco vuoto, è convinto che Luis Enrique rischi parecchio a fare il salto in Italia: «Però – aggiunge – se davvero riesce a vincere, poi può tornare qui a Barcellona e diventare il sostituto di Pep». Un’ipotesi, questa, che non convince Carlos: «No, Guardiola rimarrà qui molti anni. Luis Enrique va via proprio perché ha capito che altrimenti non ci sarebbe stata alcuna possibilità per lui. A me piace, mi piaceva da giocatore e sono convinto che abbia il temperamento giusto per venire in Italia. Speriamo che non fallisca, il cuore catalano». Speriamo.

Intanto a fallire, senza dubbio, è la caccia a Shakira e Pique, che al Mare Magnum non si sono mai visti. Tra coloro che, invece, si sono visti (e sentiti) eccome, ci sono i camerieri dell’Alex bar (si trova in una traversa della Rambla) che da giorni hanno appeso un’enorme bandiera blaugrana davanti l’ingresso del loro locale. Entriamo, ci presentiamo e chiediamo di poter fare qualche domanda su Luis Enrique. Il primo che ci accoglie capisce subito la provenienza romana e mentre ci offre da bere, si siede e racconta: «Qui vengono spesso i giornalisti perché sanno che siamo tutti tifosi del Barça molto esperti. Domenica, sulle nostre tv c’era la festa del Barcellona, mentre su quel pc lì (indica un Mac piuttosto grande, ndr) era sintonizzata la partita della B con Luis Enrique». Gli chiediamo di raccontare che tipo sia: «E’ piuttosto schivo, come Guardiola concede poche interviste quindi raramente abbiamo potuto leggere cose su di lui. Sappiamo che è uno che lavora tutto il giorno, che guarda sempre partite su partite e che ha uno splendido rapporto coi giocatori. Ogni tanto qui vengono ragazzi della squadra e ci raccontano che è davvero un grande. Se verrà in Italia, come dite voi, lo seguiremo tutti con grande affetto. E’ un figlio di Barcellona».

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