(Corriere dello Sport - S. Neri) - Hanno detto che nessuno è intoccabile in una grande squadra. Lo hanno detto questa volta a proposito della Roma e del suo capitano, Totti, intorno al quale sono ruotati tutti i pensieri pos­sibili prima che si iniziasse il campionato.

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La sto­ria la conosciamo e in questa bottega tutti hanno spartito con Totti lo stato d'animo d'un campione al quale all'improvviso una mano ha dato una spinta dicendo fermati, tu sei come tutti gli altri e per entrare aspetta il tuo turno. C'è chi è rima­sto stupito perché non se l'aspettava e chi, inve­ce, se l'aspettava perché prima o poi sarebbe suc­cesso. Figuratevi questa volta, che a comandare la squadra è arrivato un allenatore giovane, stra­niero e libero di comportarsi come gli veniva in mente. Né l'angustia di Totti ha scosso più di tan­to l'animo degli americani. L'allenatore è stato brusco. Nelle sue prime azioni, veramente clamo­rose, non ha badato a spese sicché l'animo di Tot­ti, avvezzo ad altre carezze, ha sofferto non poco inducendo l'uomo a ribellarsi nei modi che gli erano congeniali. Lo hanno paragonato a un mo­derno Pasquino oppure a un Marchese del Grillo.

Lo hanno dipinto come il portatore palese del grande cuore di Roma, il popolano arguto che manda a quel paese chiunque o l'impunito pi­schello al quale nessuno può pestare i piedi. oi gli hanno disegnato addosso l'immagine del­la bandiera e tutto questo probabilmente è pia­ciuto di più a Totti il quale, a dispetto di quel che molti pensano, e cioè ch'egli sia un divertito cen­sore delle ingiustizie commesse dai più, è invece un ragazzone molte volte prigioniero d'una real­tà ch'egli rispecchia molto bene dicendo sbrigati­vamente che 'non c'ho capito gnente'. Ma dentro questa confusione Totti ha trascorso giorni a leg­gere sui giornali quello che molti scrivevano in­terpretando le storie d'una città della quale Totti veniva proposto come simbolo popolare, diver­tente e schietto nella sua arguta spontaneità. In­vece il concetto che vale di più è quello della ban­diera. Andiamo alla concretezza essenziale dei fatti e diciamo, se volete, che Totti è la bandiera della Roma come Del Piero è quella della Juve e Maldini è stato del Milan. Ma diciamo anche che forse qualcuno doveva spiegare allo spagnolo quale spirito albergava nel rapporto tra Totti e la sua squadra e di quale lieve carezza Totti si sa­rebbe accontentato prima della brusca esclusio­ne. Però in questa bottega di buoni pensieri fatti in casa, adesso è a Totti che ci si raccomanda. Adesso tocca a lui sventolare sul capo di tutti la sua singolare bandiera, cioè se stesso, per dare una mano ai ragazzi favorendo la complicità tra i giocatori e consentendo alla Roma di decollare in fretta grazie anche al grande collante della personalità di Totti espressa con l'amore di un maturo e generoso fratello maggiore.

Ecco l'occa­sione per uscire subito dal labirinto: quella mano che il tecnico gli tende, fors'anche per chiedergli inconsapevolmente aiuto, va afferrata da Totti con l'impeto del quale egli è capace quando se­gna un gol. E' vero che nel calcio moderno non esistono giocatori intoccabili. Ma esistono sem­pre le bandiere intoccabili e questa storia potreb­be dimostrarlo a patto che Totti ritorni al volo nei panni del grande guerriero che tutti hanno visto sul campo ed esprima, senza ombre d'orgoglio, il meglio di sé sia sull'erba che sulla panchina at­traverso i battiti del cuore che rappresenta, nella sua splendida dimensione naturale, l'antico e straripante 'core de Roma'

 

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