Divorati dal pallone

di Redazione, @forzaroma

(MilanoFinanza) Le classiche discussioni da calcio d’agosto, che ha preceduto l’inizio del campionato e che è culminato con il maxi-colpo del Real Madrid che si è portato a casa Gareth Bale per la cifra record di 109 milioni, sono state dominate da un tormentone che, di fronte a una campagna trasferimenti condotta dai club italiani all’insegna dell’austerità o del reinvestimento degli incassi da cessioni eccellenti (Cavani, Jovetic e Marquinhos le più clamorose), si sta ormai affermando come una verità inoppugnabile: se le squadre italiane – è la tesi ricorrente – non sono più in grado come un tempo di accaparrarsi i migliori giocatori in circolazione, perdendo così competitività anche sul campo, è solo perché i loro proprietari non se la passano bene come qualche anno fa e sono ormai stufi di gettare risorse per ripianare le perdite come facevano un tempo.

Se negli anni passati erano Silvio Berlusconi e Massimo Moratti a spadroneggiare nel calcio mercato, tanto da essere  stati gli ultimi due presidenti italiani ad aver alzato al cielo la Champions League, oggi al loro posto ci sono gli sceicchi alla Mansour o gli oligarchi russi alla Roman Abramovich, che hanno un patrimonio personale così ingente da rendere vana ogni sfida. 

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