DiBenedetto rinvia il viaggio

di Redazione, @forzaroma

(Corriere della Sera – G.Piacentini/L.Valdiserri) Ieri Heinze, oggi Bojan, domani (forse) Stekelenburg. Visto così, il futuro della Roma sembrerebbe roseo perché c’è una società, rappresentata in questo momento dall’ad Claudio Fenucci e dal ds Walter Sabatini, che sta lavorando per costruire una squadra competitiva.

Il sonno dei tifosi giallorossi, però, è disturbato dalle notizie che rimbalzano tra Boston e la capitale sulla guerra di nervi che va avanti ormai da qualche tempo tra le due anime di quella che dovrà essere la nuova proprietà giallorossa. Da una parte UniCredit e dall’altra la cordata capitanata da Thomas DiBenedetto, che ha rimandato a data da destinarsi il suo viaggio nella capitale previsto inizialmente per domani. Il motivo? Tra l’imprenditore americano e i vertici di Unicredit continuano ad esserci fibrillazioni. C’è il rischio che ulteriori perdite «inerziali» possano gravare non sul bilancio chiuso al 30 giugno ma sul futuro. Sarà così necessaria una ricapitalizzazione molto più alta dei 35-40 milioni previsti. C’è chi parla di 60 milioni, chi sale anche più su. A questo punto gli americani avrebbero di rivedere il prezzo, per far fronte al maggior esborso richiesto dall’aumento di capitale.

 

Il closing resta fissato per il 29 luglio, ma DiBenedetto non ha gradito le ultime uscite pubbliche dell’ad di UniCredit Federico Ghizzoni, e del presidente ad interim Roberto Cappelli che hanno rimesso la palla nelle mani degli americani. La conferma che tra le due anime della Roma ci sia quantomeno un difetto di comunicazione è che lo stesso DiBenedetto ha appreso in un secondo momento della pubblicazione della nota di «Roma 2000» dell’altra sera (quella sullo stato della trattativa), comunicato che è stato interpretato dall’imprenditore come una exit strategy studiata dalla banca. Negli alti uffici di UniCredit, invece, la telenovela infinita per la cessione della società è diventata un tormento. La banca sapeva benissimo di trovarsi di fronte a uomini d’affari, ma sperava in un pizzico di passione in più e di non dover contrattare su ogni minimo particolare. Una situazione che sta gettando nell’inquietudine tutti i tifosi della Roma, come dimostrano anche le tante telefonate arrivate alle radio private. Domani arriveranno nella capitale Mark Pannet e Sean Barrow, manager del Raptor Fund che fa capo a James Pallotta, per analizzare ulteriormente i bilanci e per vedere quali margini di operatività ci sono. In teoria gli americani potrebbero ancora tirarsi indietro. Se lo facessero perderebbero una cifra complessiva di poco superiore ai 10 milioni di euro (tra caparra già versata e spese legali sostenute in questi mesi), ma se finisse così sarebbe una sconfitta per tutti.

Anche perché la nuova Roma prende forma. Ieri è stato presentato il difensore argentino Gabriel Heinze («sono orgoglioso di giocare con questa maglia, non ci ho pensato un attimo prima di accettare e la Lazio non mi ha mai cercato» ) ed è arrivato in ritiro Bojan Krkic («sono felice di aver scelto la Roma» ), che in mattinata ha superato le visite mediche al Policlinico Gemelli e che sarà presentato oggi. Il terzo colpo, che sarà perfezionato all’inizio della settimana, è il portiere Maarten Stekelenburg. Ieri il team manager dell’Ajax, David Endt, ha ammesso che «Maarten vuole partire e non ha senso tenerlo contro voglia» . Sabatini ha pronta un’offerta di oltre 6 milioni di euro più bonus che dovrebbe convincere la società olandese. Soldi che arriveranno dalla cessione di Menez, perfezionata ieri dal diesse, al Paris Saint Germain per circa 8 milioni di euro. Il francese lascerà il ritiro nelle prossime ore. Adieu.

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