(Il Romanista-T.Cagnucci) Acchiapparella. È l’esercizio simbolo di questo ritiro così come il trasportare la porta da parte della squadra fu quello simbolo di Spalletti a Castelrotto. È l’immagine più bella e poetica di tutto Riscone 2011. È stato in assoluto anche il primo esercizio fatto fare da Luis Enrique alla sua nuova squadra. Alla fine c’era tutta la Roma che si teneva per mano.

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Baita. È dove Lucho ha portato la squadra a cenare proprio la sera in cui a Roma e sui giornali scoppiavano le polemiche e gli allarmi per il closing fra gli americani e Unicredit. Già a Trigoria, nel primissimo giorno di raduno, aveva accorpato i tavoli, quella sera ha fatto qualcosa di più. Nessuno dei giocatori in questo ritiro si è mai seriamente impensierito per le questioni societarie. Tutto il resto è Bojan.

Commando Ultrà Curva Sud. Se a qualcuno dà fastidio non è romanista. Commando Ultrà Curva Sud quassù, Commando Ultrà sempre. C’erano i "vecchi" del Cucs qui a Riscone – come sempre – ma stavolta più di altri ritiri recenti la loro presenza ha avuto un peso simbolico e un calore storico. La maglietta col fulmine data a Franco Tancredi a quelli battezzati da quella Roma e da quella Curva Anni 80, è stata un balsamo e un’emozione. Romanista.

De la Pena. Dire DiBenedetto sarebbe troppo facile, e non bisogna ancora nominarlo invano. Ivan invece sì, come hanno fatto i tifosi della Roma che scherzando, ma mettendo i puntini sulle i sul suo passato gli hanno cantanto: «Tajate, tajate i capelli, De la Pena tajate i capelli». E così sul passato gli hanno fatto una riga.

Erba. Quella del campo dev’essere alta non più di 1,8 centimetri. A Riscone era più alta, Luis Enrique ha provata a farla tagliare, ma il terreno si sarebbe rovinato. All’Olimpico vuole la stessa cosa: 1,8 centimetri e sopra acqua. Prima di ogni partita la bagnerà. La palla deve schizzare.

Franco e Francesco. Se una parola può incrinare un rapporto, un’iniziale può rifarlo tornare normale. Forza Roma.

Gonzalez Robert Moreno. Lui è il tattico dello staff di Luis Enrique (anche se così ci chiamano Simone Beccacioli). Gonzalez è stato il più giovane essere umano della storia della Catalogna ad aver conseguito il titolo nazionale di allenatore. All’epoca aveva 24 anni, adesso è vecchio per i parametri rivoluzionari di questo team: stiamo a 34.

Hobby. Quello di Pigliacelli è la pesca, la cosa rilevante è che a parte il portierino nessun altro calciatore della Primavera, pardon della Roma (qual è la differenza, se si tratta di fiorire?) in una conferenza giustamente apparecchiata per loro (Verre, Viviani, H Caprari e Antei) ha dichiarato di averne uno qualsiasi. «Venite a pesca con me» allora ha detto Pigliacelli. La battuta migliore delle conferenze di Riscone è la sua.

"Itagnol". È la particolare lingua che parla Luis Enrique, la definizione l’ha data lui stesso. Un creatore è un creatore sempre. In campo e fuori. Nella vita e nel calcio (perché il calcio non è vita?). Itagnol fa rima pure con Inno. Lui, Luis Enrique da Gijon lo ha cantato persino in romano. Qui siamo molto più lontano dell’esperanto. È un gradino dopo la spe- I ranza.

Jeremy. E Jenny la tennista. Ormai con quel nome per il tifoso romanista c’è solo il cartone animato Anni 80 (e te credo) visto che Menez ha preferito lasciar perdere e tornare a casa al PSG.

Krkic. Tutto il resto è ancora Bojan.

Luis. Chi Luis? Lui, chi altri? Lucho. È stato il protagonista, il mattatore, la copertina, la scoperta, la  conferma di questo ritiro. Tra un disegno di Tim Burton e un fumetto di Jacovitti, c’ha il fisico da cerino. Per un popolo che campa per divampare è la scintilla migliore. Sta per iniziare una nuova era romanisti: emozionatevi.

Mental coach. Si chiama Antonio Llorente, è lui il vero "scocciato" della compagnia. È l’artefice dei girotondi, degli allenamenti ai quattro cantoni e a palla avvelenato, che fa applaudire la squadra alla squadra per imparare la gratificazione e far crescere l’autostima. Lo ha fatto anche per compagnie telefoniche dopo aver giocato vent’anni a basket nel Real Madrid.

No. Sono quelli che sa dire questo allenatore. Chi insegna ad essere felici sa imparare la rinuncia e ha conosciuto la sconfitta. I no sono una serie di regole che devono assolutamente essere rispettate: niente chiacchiere che distraggono, nemmeno dalle tribune, niente cellulari mentre, tantomeno a bordo campo, niente tivvù dopo i primi quindici minuti di allenamento. E nes- N sun atteggiamento sbagliato. Un comportamento si può sbagliare – ha chiosato in conferenza il filosofo di Gijon – un atteggiamento mai. No. Sennò vai fuori squadra. O a Parigi o a Manchester dove t’illuederai d’essere felice.

Occhiali. Quelli di Luis Enrique. Li porta sempre. Quando gronda o nevica – a Plan de Corones o come si chiama è capitato – è costretto a togliersi ma solo per non farsi scoprire che è tutta una scaramanzia. Fu costretto – all’epoca – a metterli, poi tenendoseli vin- O ceva e non se li è più tolti. Tutti allo stadio in 3D.

Pigrizia. È la parola che rischiamo di portarci dietro per tutta la stagione. È l’espressione scivolosa usata da Franco Baldini a la Repubblica riferendosi a Francesco Totti. Non era un’accusa di negligenza, ozio e simili, ma il tentativo di esortare il capitano a non lasciar che sia tutto quello che gli sta intorno, a fare qualcosa perché non tutti e sempre si permettano di usare il suo nome. Tant’è, la lingua italiana è bella apposta.

Quattordici. La maglia di Bojan Krkic. Così come quella del padre del calcio a Barcellona, del profeta del gol nel mondo, Johann Cruyff, e così come il suo amico Thierry Henry. Così come Tigana, Rochetau, ogni tanto Chierico. E così tutto il resto è sempre Bojan.

Rivoluzione. Ora e sempre Resistenza. Ora e sempre Roma. Evvai! che con un allenatore matto, un diesse completamente folle della follia visionaria dei poeti, un direttore che si specchia in Don Chisciotte e si trova pure troppo conformista, si può tornare ad assaporare la sensazione del vento fra i capelli con la sciarpa al collo della Roma per sfidare il mondo quando è noioso.

Sabatini. Per forza e per amore. S’è già detto troppo e troppo poco di questo direttore sportivo che si porta in faccia il taglio di chi è condannato a inseguire il demone della bellezza, i sapori forti della vita, le pieghe nascoste per spiazzare la quotidianeità. Tradotto uno che t’ha portato Bojan, Lamela, Stekelenburg, Heinze e pure un Angel e manco te ne sei accorto.

Tancredi. Anzi "Tan-cre-di! Tancre- di! Tan-cre-di!". Bentornato a casa Franco, scritto rosso su sfondo bianco. Uolter. Come Luis Enrique chiama sempre Walter. E’ il suo Itagnol, è anche l’indice di una confidenza profonda. Baldini ha scelto Sabatini, Sabatini e Baldini hanno scelto Luis Enrique che prima aveva scelto di essere solo se stesso. Chiamateli trinità e non esagererete.

Ventiquattro. Sono gli anni che ha Pol Cabanellas Rafael. È il nuovo preparatore atletico della As Roma. È il più giovane preparatore della storia del mondo. È nato il 13 gennaio del 1987 a Maiorca, ha scritto un libro sulla preparazione atletica nel calcio ed è ricercatore congiunto tra l’università di Barcellona e quelle di Vienna e Colonia. È lui che ha deciso di abolire il fondo. Si volerà.

W la Roma. In qualsiasi alfabeto al mondo. Ics, come i pareggi. Ne usciranno pochi quest’anno. La Roma tatticamente è disposta con dieci giocatori oltre la metà campo più il portiere. «L’unica coa che jho chieto ai miei giocatori, che chiederò ogni volta alla mia squadra e che dichiarerò in settimana è quella di cercare di vincere ogni partita». Come Y, la congiunzione in spagnolo. Come trabajo Y sudor "e Y gioco" secondo l’Itagnol e la filosofia di Luis Enrique.

Zeman chi? Da Riscome quel suo calcio appare impiegatizio. Luis Enrique show. Buona camicia a tutti.

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