Corsa, gol e simpatia la rivincita di Frontinho

di Redazione, @forzaroma

(Leggo – F.Balzani) «Non segna neanche a porta vuota». «Non sa calciare». Oppure: «Ha il fisico da maratoneta». O addirittura: «È brutto». Gervais Lombe Yao Kouassi stava ancora consegnando la carta d’imbarco al gate di Heathrow che a Roma già volavano le prime sentenze e i primi soprannomi: da Mocio Vileda a Frontinho, passando per Er Monnezza.

 

Gervinho, questo il soprannome assegnatogli in Costa d’Avorio perché aveva un tocco di palla da brasiliano, ha dribblato tutti e tutto. Si è scrollato le critiche dalle spalle come fa con le treccine, scartando caracollando i luoghi comuni come fa in campo con gli avversari. Tre gol in 5 partite (a -1 da Nonda, recordman africano in giallorosso) e una percentuale di successo nell’uno contro uno da costringere uno come Ljajic a guardarlo dalla panchina. «Gli dai la palla e crea occasioni. Sempre», ha dichiarato Garcia che per Gervinho è come un secondo padre.

 

 

Fu il tecnico francese a portarlo dal Le Mans ai piani alti della Ligue 1 nel 2007 anno in cui l’ivoriano segnò 13 gol in 32 partite. Ancora meglio nella stagione successiva quando ne realizzò 18, tutti determinanti per lo storico scudetto del Lilla. Poi il passaggio all’Arsenal: tanti assist, poche presenze e ancora meno gol. «Ma non mi lamento di Wenger – sussurra timidamente con una voce da doppiatore di cartoni animati Gervinho – Con Garcia però mi trovo meglio, è uno che dà fiducia ai giocatori». E che lo ha voluto fortemente a Roma. Tanto che Sabatini, non convintissimo, ha dovuto sborsare 8 milioni e preparare un quadriennale da 2,7 a stagione. Gervinho non ci ha messo molto a ripagare la fiducia di Garcia. «Qui ho trovato il mio mondo e i miei compagni capiscono il mio modo di stare in campo». E non è facile visto quanto (e come) corre. Fuori dal campo però l’ivoriano ama stare tranquillo. Cappellino Nike al rovescio, musica rap di sottofondo, joypad in mano e uno sguardo amorevole alla moglie e alle sue due bimbe. Senza trascurare la linea di abbigliamento con il suo nome creata un paio di anni fa. Ieri anche l’ambasciata italiana della Costa d’Avorio lo ha voluto ringraziare: «È un faro, un esempio da seguire. Ci fa onore». Il brutto anatroccolo è un cigno.

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