Cessione As Roma, è corsa per la comunicazione. L'ufficio stampa diventa un business

di Redazione, @forzaroma

(Affaritaliani.it) E alla fine arrivò la cavalleria americana a salvare la dama giallorosa. Non che Thomas DiBenedetto abbia proprio le fattezze di John Wayne ma certo, con i suoi dollari, sta per cavare d’impaccio una squadra soffocata dai debiti, far tirare un bel sospiro di sollievo a UniCredit

, grande creditrice e rianimatrice della compagine capitolina, e regalare notti più tranquille alla tifoseria. Ma se le vicende societarie della Roma le conoscono anche i sassi, quantomeno entro il raccordo anulare, meno note sono quelle che si riferiscono alla gestione della comunicazione della squadra di Totti & C.

“Comunicare” una grande squadra è cosa complessa, si sa. Un sospiro, una parola diventano l’argomento di conversazione per migliaia di tifosi e squadroni di giornalisti. Contemporaneamente, però, dà grande potere, visibilità e lucrosi contratti, soprattutto in una città come Roma, dove esistono decine di testate online, cartacee, radiofoniche, televisive, esclusivamente dedicate ai destini giallorossi. Una torta, quella della “gestione della comunicazione” che non può non far gola ma che, in questi ultimi due anni ha visto accadere un fenomeno strano: da una parte, infatti, quelli, tanti, che quella torta volevano mangiarsela, almeno una fetta. Dall’altra quelli che ne avrebbero volentieri fatto a meno.

UniCredit, per esempio, tutto avrebbe voluto tranne che prendersi quest’onere. L’ufficio stampa di piazza Cordusio si occupa, per definizione, di questioni economiche. Eppure, poco più di due anni fa è stato in pratica costretto a prendere in mano il timone della comunicazione della Roma. La squadra era in crisi, la società in vendita per ripianare i debiti e nessuno aveva la benché minima voglia di “mettere la faccia” sulla comunicazione della squadra, neanche quei consulenti stra-esperti e stra-pagati, voluti dai Sensi. Così, negli uffici di Roma e Milano della banca hanno iniziato a risuonare le radio che si sentono normalmente nei taxi della Capitale. I siti della tifoseria erano sempre aperti sui pc e i cellulari dei comunicatori UniCredit hanno cominciato a bruciare per le chiamate di giornali e giornalisti sportivi.

E così, per due anni, la banca, con al timone Renato Vichi, ha gestito l’ufficio stampa di una grande squadra di serie A. Due anni a schivare le polpette avvelenate lanciate dai “salotti buoni” della Capitale, come quando spuntavano acquirenti per la squadra che sostenevano di aver presentato “l’offerta che non si può rifiutare” ma poi si scopriva che alla banca non era mai arrivata neanche una raccomandata. Oppure quando veniva messa in giro la voce che la banca avesse improvvisamente alzato il prezzo e quasi fatto scappare l’americano, gettando nello sconforto mezza città. Peccato che proprio in quel momento i manager di UniCredit e gli imprenditori americani stessero serenamente trattando per l’acquisto. Tutte notizie interessatamente false. E ancora acquirenti russi, arabi, tailandesi, africani che spuntavano come funghi salvo poi evaporare come nebbia all’alba. Le cordate di tifosi pro Sensi, contro quelle anti Sensi, ognuna sostenuta da giornali, siti e radio. Un fuoco di fila, alimentato dai politici locali e non che salivano e scendevano dal carro, a seconda che sembrasse o meno quello del vincitore.

Insomma, una bella gatta da pelare che i “bancari” di UniCredit hanno, in fin dei conti, ben gestito e governato nel vuoto pneumatico, voluto o imposto, dei “comunicatori” ufficiali. La squadra capitolina ne è uscita tutto sommato bene, la vendita sembra ormai avviata a conclusione e i colori giallorossi hanno un futuro degno di questo nome. Insomma una buona tutela dell’immagine della squadra, oltre che della banca stessa, ovviamente.

E ora che mister DiBenedetto si è presentato ufficialmente e inaspettatamente, cioè prima ancora di concludere il “closing”, nella conferenza stampa di venerdì scorso (c’è chi dice moderata da un laziale ma sono voci), e la tempesta si sta placando, la comunicazione della Roma è tornata, guarda caso, a essere un argomento interessante e i pretendenti aumentano. C’è innanzitutto il vecchio ufficio stampa della Roma “l’unico autorizzato a parlare”, come è stato costretto a dichiarare, in piena conferenza stampa, un po’ a fatica Tullio Camiglieri, patron di quella Open Gate, i cui uomini, però, erano negli uffici di Trigoria a preparare note e cartelle stampa. La stessa Open Gate che i giornalisti sportivi sbarcati a Boston, si sono trovati, e continuano a trovarsi, come interlocutore per DiBenedetto, chissà perché, poi, visto che l’americano proprietario ancora non è. Senza dimenticare altri consulenti, apparsi improvvisamente, il cui incarico sembra trovare radici in quel di Londra.

Insomma, se quando infuriava il fortunale l’unico ad aver lo stomaco per abbrancare il timone della nave abbandonata in preda ai flutti è stato Renato Vichi col suo team, ora, miracolosamente, è apparso uno squadrone di lanzichenecchi della comunicazione. “Serve chiarezza e compattezza per gestire l’immagine di una squadra come la Roma. Se ci sono troppi galli a cantare…”, concordano un po’ tutti nell’ambiente.

Nell’ufficio stampa di piazza Cordusio, sono comunque consapevoli che dovranno continuare a occuparsi della squadra, visto che la banca resta ad oggi, ancora l’unica proprietaria. La speranza che trapela da piazza Cordusio, e da via dei Montecatini, sede romana dell’istituto di credito, è che quando si capirà chi dovrà gestire la comunicazione, questo sia professionalmente più che valido. Sia per la salute della squadra sia perché in UniCredit non piace per niente l’idea di nuovi “interventi d’emergenza”.

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