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C’è la Roma dei record. Tutti gli occhi sul Toro

(La Stampa – R.Condio) – «Non dura», si diceva. Così, per un po’, la Roma ha potuto avviare circondata dalla simpatia generale la sua sorprendente metamorfosi da squadra inaffidabile a imbattibile.

Redazione

(La Stampa - R.Condio)- «Non dura», si diceva. Così, per un po’, la Roma ha potuto avviare circondata dalla simpatia generale la sua sorprendente metamorfosi da squadra inaffidabile a imbattibile. Ora basta, però. Fanno paura, Garcia e i suoi: non prendono gol, sanno solo vincere. La conseguenza è che attorno a loro, inevitabilmente, s’ingrossa l’esercito dei gufi. Chi per mero tornaconto personale, chi nel superiore interesse di un campionato più equilibrato: tutti, giallorossi a parte, a tifare contro. Tutti, stasera, a spingere il Toro all’impresa di fermare la corsa sfrenata della nuova Roma che, nata nemmeno 4 mesi fa, è subito entrata nella storia.

Le speranze degli occasionali sostenitori si scontrano però con lo spessore del bollettino medico granata: oltre al lungodegente Larrondo, si sono fermati di nuovo Rodriguez e Farnerud, mentre Maksimovic, Bovo e Brighi figurano tra i convocati ma sono tutti reduci da ko. Aggiungendo al conto la squalifica di un Vives diventato pedina fondamentale, a Giampiero Ventura non resta che dire: «Sono felice di farla questa partita contro la squadra del momento, il top d’Europa. Mi dispiace, però, presentarmi in queste condizioni. Il nostro peggior avversario sono gli infortuni: siamo in un’emergenza mostruosa».

Sembrerebbe una dichiarazione anticipata di resa e invece non lo è. Perché poi l’allenatore granata aggiunge: «Visto che contro la Roma perdono tutti, giocheremo comunque cercando di vincere. Non voglio avere rimpianti come invece credo abbia avuto il Chievo, che giovedì ha fatto una partita di puro contenimento, ha prodotto solo un cross ma alla fine un gol se l’è preso comunque».

Ci proverà, allora, il Toro che ha abbondanza solo in attacco. «Noi non ci lamentiamo - dice ancora Ventura -, ma se togli 6-7 giocatori a qualsiasi squadra, la differenza si vede e alla lunga diventa pesante». Di certo finora è andata meglio alla Roma, che è salita fin lassù impiegando appena 18 giocatori. «E quando ha perso Totti e Gervinho sono entrati Borriello e Ljajic, mica due qualsiasi», annota con una certa invidia il tecnico che ieri ha incassato i complimenti di Garcia: «Il Toro gioca sempre e lo fa bene - ha osservato il francese -: nelle sue partite la gente si diverte». Quest’anno, tra rimonte fatte e soprattutto subite, forse persino troppo. Partite spesso schizofreniche, quelle vissute dai granata su montagne russe da brividi. «Vero - riconosce Ventura -. Ed è un argomento da affrontare per cambiare magari qualcosa. Con calma, però. Perché adesso devo solo pensare a uscire dall’emergenza». E magari a come impensierire una delle tre padrone del campionato. I primi due tentativi sono finiti male, al di là delle legittime recriminazioni arbitrali: zero tiri in porta contro la Juve; uno solo vero, dopo 79’, contro il Napoli. Chiede di più, stasera, l’Italia dei gufi anti-capolista.