Caro capitano, grazie!

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – Claudio Amendola) «A Cla’, se vinciamo lo scudetto me tatuo er gladiatore. Me presenti quello che t’ha fatto er Colosseo?». Me lo dicesti, caro Francesco, nel 2001, una settimana prima della partita Roma-Parma.

Poi sappiamo tutti com’è andata a finire. Roma campione d’Italia e il tuo braccio marchiato per sempre. E la tua maglietta di quella partita nel mio cassetto, per sempre.

Eravamo a metà della storia, nel mezzo esatto di questi vent’anni che solo chi ti ha visto tutte le domeniche, i sabati, i mercoledì o i martedì, oppure i giovedì (quando non era andata bene l’anno prima) o addirittura i lunedì («semo tutti parrucchieri»), chi ti ha visto nei ritiri, chi ti ha visto a Trigoria, chi ha potuto godere di tutto quello che ci hai dato, può veramente apprezzare fino in fondo. Questa storia fatta di sentimenti sinceri tra un uomo e una città, la tua città.

Tua come non lo è mai stata prima per nessun altro calciatore. Una storia che hai coltivato con la generosità, mai ostentata; con il tuo orgoglio di appartenenza; con la tua simpatia e con la tua ingenuità. Una storia che ti rende unico in Italia e forse nel mondo: per questo, caro Francesco, certe invidie, certe cattiverie non finiranno mai come non finiranno mai le tue puntualissime risposte sul campo. Vent’anni in cui hai raccolto meno di quello che hai seminato, e certo non per colpa tua. Vent’anni in cui troppe volte hai remato da solo, troppe volte hai remato contro vento e addirittura ogni tanto qualcuno ha remato contro di te. Vent’anni durante i quali hai preso tante di quelle botte che, quando una volta a Trigoria mi hai fatto vedere le caviglie, quasi mi sono sentito male. Vent’anni pieni di perle e diamanti, di gol e di assist, di zaffiri e smeraldi, di tacchi e di cucchiai, di pennellate d’oro zecchino con le quali hai dipinto il cielo di giallorosso. Grazie, capitano!

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