(Il Romanista - C.Zucchelli) È entrato e ha cambiato la partita, un po’ come faceva al Barcellona quando non era neanche maggiorenne.

Ha toccato il primo pallone e ha provato il tiro dal limite dell’area, ha toccato il secondo e ha portato la Roma in vantaggio, ha toccato il terzo e ha messo in mezzo un pallone per Osvaldo che per poco non faceva 3-0: in mezzora Bojan Krkic ha fatto quello che gli si chiede di fare. Cioè la differenza: «Ho provato a fare di tutto per aiutare la squadra – spiega lo spagnolo a fine partita – e devo ammettere che avevo tantissima voglia di giocare. Io cerco sempre di impegnarmi al massimo, poi decide il mister se farmi giocare dall’inizio o a partita in corso». Dove può arrivare questa Roma? Bojan non si sbilancia: «Dobbiamo vedere di partita in partita. Di una cosa sono sicuro, dobbiamo lavorare tanto come oggi (ieri, ndr) e stare tranquilli sia quando vinciamo sia quando perdiamo. Per noi era importante solo vincere, al resto ci penseremo tra qualche giorno».

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Quando Bojan ha ripreso il telefono, dopo i cori dei tifosi (uno appena ha messo piede in campo) e gli abbracci dei compagni, era pieno di sms di complimenti, compreso quello del padre che ha detto: «Sono tanto felice per lui». Lui, il figlio, non si scompone e con la solita semplicità racconta solo cosa ha detto Luis Enrique alla squadra durante l’intervallo: «Ci ha consigliato di continuare come stavamo facendo, tentando magari qualche giocata. Quello abbiamo fatto e ci è andata bene».

Soddisfatto come Bojan anche Miralem Pjanic che non solo ha fornito allo spagnolo l’assist del vantaggio (simile a quello per Simplicio contro l’Atalanta) ma sembra sempre di più uno dei leader di questa squadra: «Sono veramente tanto felice per questa vittoria – racconta in perfetto inglese – era importante per noi e i tifosi. Ed era importante anche vedere il vero volto di questa Roma».

Il bosniaco, che adesso si giocherà la qualificazione all’Europeo con la Bosnia contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo, racconta cosa è cambiato tra primo e secondo tempo: «All’inizio era tutto più difficile anche per le condizioni del tempo. Poi siamo cresciuti e siamo riusciti a fare il nostro gioco. La svolta? Sicuramente l’ingresso di Bojan è stato importante, anche se la vera svolta c’è stata con la parata di Stekelenburg». Così come Bojan, anche Pjanic non vuole guardare troppo avanti: «Dateci fiducia e potremo arrivare in alto, ma con calma, partita dopo partita. Sinceramente – ammette – non vedo nessuna grandissima squadra in questo campionato. Noi siamo all’inizio, abbiamo molti giocatori nuovi e quindi dobbiamo rodare tutto». Compresa la sua posizione in campo, intermedio o trequartista: «Per me non è un problema, l’importante è avere molti palloni a disposizione perché così posso giocare bene. Non mi va di parlare sempre di questo, per me conta giocare e fare le cose che mi chiede l’allenatore». A sentirlo parlare, e a vederlo giocare, sembra un veterano. E invece, per fortuna della Roma, ha soltanto ventuno anni.

 

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