Bergonzi, il fischietto che fa infuriare gli spalti

di Redazione, @forzaroma

(Il Fatto Quotidiano – M. Pagani) – Mauro Bergonzi non vede, non sente, ma parla. Con fischi e cartellini, petto in fuori e ruota da pavone a spasso nei verdi pascoli del suo microcosmo. È arbitro internazionale, il ligure Bergonzi. Poliglotta. Traduce e sanziona un diffusissimo “fuck you” in Europa League. Conosce le nascoste sfumature della romanità. Il mimo di Francesco Totti che ufficialmente tace: “Altrimenti mi squalificano”, ma a Verona allargando braccia in ondulante movimento si è fatto capire. Il profilo egizio della sfinge di Boemia, Zdenek Zeman che agli aforismi ricamati con la stampa all’ epoca di Foggia: “Lei può fare la domanda, tanto io non le rispondo” ha preferito saltare in toto le telecamere del dopo gara. Il sorriso straniato di Daniele De Rossi che un giorno, quando le partite le iniziava dal principio, davanti a un Bergonzi più dialettico del 42enne di oggi, confessò di avere imitato la mano di Diego Maradona in un lontano Roma-Messina. Anche quella volta, Bergonzi non si era accorto di nulla. Ma di fronte all’assalto dei siciliani e all’imbarazzo con ammissione di De Rossi annullò un gol già convalidato e magnanimo concesse: “Non ti ammonisco”.

 

Le cose cambiano. I tempi e le circostanze personali, incattiviscono. In carriera, Bergonzi ha fatto più di qualche cazzata. La prima, sezionata dall’impietoso grande fratello della moviola domenicale, avvenne a poche ore da un personale choc. Nelle stanze arbitrali atte a concedere il lasciapassare per superare Chiasso, gli fu preferito il collega Rocchi. Ingiustizia che l’anima rivoluzionaria di Bergonzi (magliette di Jim Morrison, curiosa tricologia tra il Travolta di Grease e Mal dei Primitives a cui somiglia non poco) trascinò in campo in occasione di Napoli-Juventus. Bergonzi fischiò due rigori al Napoli. Polverone mediatico con squalifica poi dimezzata dell’attaccante trattato da simulatore, Zalayeta e un’unica vittima, Bergonzi che nell’aula di Calciopoli, la raccontò così: “Fui sospeso per tre turni e dopo non ho più arbitrato la Juve per tre anni”. Verona è niente. L’ammonizione del diffidato Castan, un dettaglio. Il rigore su Totti un incidente di percorso. Solo una tempesta, neanche perfetta, per l’assicuratore di professione naufrago. Un giorno in Udinese-Lazio vide una squadra fermarsi e l’altra proseguire fino a fare gol. Ci si giocava l’accesso in Champions League. Miliardi. Era piovuto un fischio dagli spalti, ma come sempre, non era stato lui. In seguito diluviarono denunce e richieste di risarcimento milionarie. Il signor Bonaventura era già lontano. Di nero vestito. Libero di far danni. All’anagrafe, Bergonzi Mauro.

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