Il direttore di gara in evidente panico a Torino. Urge una soluzione per il ritorno all'Olimpico oppure allertiamo subito artificieri e caschi blu dell'Onu

In un Paese già sereno di suo e per lo più occupato a mungere le vacche grasse, arriva a sorpresa (a sorpresa?) a turbarne la pacificità Juventus-Roma. Sfido qualunque tifoso non deficiente di comprendonio o di diottrie (il romanista infuriato come lo juventino gaudente) a non aver pensato alla fine del primo tempo che c’era qualcosa di estraneo al supermatch, nel superstadio, con il superpubblico e la tribuna scelta di supervips: precisamente l’arbitro Rocchi, estraneo nel senso specifico di inadeguato a ciò che stava dirigendo. Ovviamente questo almeno a priori prescinde dai vantaggi derivati dalle sue fischiate. Il discorso sarebbe identico a parti invertite. Ma dell’arbitro, poi. Prima bisogna porci il problema di avvisare l’ Onu per tempo, per la partita di ritorno in febbraio, all’Olimpico. E’ evidente che ci sarà bisogno di un massiccio intervento dei “caschi blu”, non bastando la pletora di osservatori sugli spalti meglio se con entrata gratuita.

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Siamo riusciti a far diventare passo passo e sempre peggio una partita di calcio e più in generale il calcio stesso una faccenda di stato, e di istituzioni, politiche ed economiche. Personalmente, per quello che vale la mia anziana e modesta opinione, me ne vergogno. Non sembra proprio il Paese in cui sono nato, e tantomeno quello in cui vedo crescere i miei figli. Il punto è però che la calciodipendenza ha assunto una tale tossicità che ormai in pochi ne restano fuori: e infatti ne parlano oggi e fino alla prossima partita come se il problema fosse davvero Rocchi, oppure la Juventus, oppure la Roma, mentre invece siamo noi,comunità di correi che ci facciamo ridere dietro quando non c’è il diversivo di una rivoltellata o una coltellata in più, per le quali qualcuno piange. Mentre quindi il sistema mediatico, pieno corresponsabile di ciò che è diventato “questo” pallone, impazza contentissimo di sfidarsi a colpi di insulti, accuse, complotti eccetera, contribuendo ad accendere animi già in fiamme in un contesto italiano strabruciacchiato, torniamo al sig. Rocchi, direttore di gara che non dissimula affatto la sua straordinaria modestia. Anche se secondo il presidente federale, Tavecchio, “gli arbitri italiani sono tutti bravi e bisogna aiutarli accellerando l’usodella tecnologia in campo”. Domanda: è così da domenica? Non c’era nessuno di meglio? E chi lo ha designato lo conosce e ne conosce le caratteristiche psicoprofessionali? Detto altrimenti, è un caso geofisico o meteorologico che “la partita delle partite”, con un faldone di trascorsi da far schiattare il basto del più robusto dei muli, sia capitata proprio a lui? Ancora: codime si fa a negare che abbia accumulato nel primo tempo una sequenza di errori collegati gli uni agli altri ? Era rigore subito su Marchisio? Non lo so, magari sì. Ma anche fosse, poi non puoi rimediare dando alla Juventus quello per Maicon, risultato poi fuori area anche per un cattivo computo dei metri di distanza della barriera, quasi uno in più (scendo nei dettagli per disperazione…). E dopo non puoi fischiare un fallo dubbio di Chiellini, addirittura ammonito, da cui discende punizione e poi rigore su Totti. E dopo ancora, in un recupero esagerato, quasi aspettare un ulteriore fallo da rigore, meglio se non in area di rigore,e a favore della Juventus. Trattasi di una sequenza incredibile e sproporzionata per qualunque livello arbitrale di compensazioni e ricompensazioni, di errori e rimedi, di insicurezza generalizzata da Colosseo- Stadium e da reziari ma di genere sabaudo.

Ripeto, per evitare fraintendimenti a scapito di quel senso di vergogna cui faccio appello al colto e all’inclita: se tutto ciò fosse capitato all’Olimpico a favore della Roma la penserei e la scriverei nello stesso modo. Anche se non posso ignorare una casistica pro-Juve che è venuta a mancare solo nei primi anni dopo Calciopoli e la B, quando in A spesso gli ex boia del campionato erano vittime da macello senza l’ombra di un rigore a favore. E tutto ciò ovviamente pesa nel giudizio e fa suonare anche allo stilizzato Garcia il violino di Accardo. Figuriamoci: se si sorride alla scritta alle spalle dei giudici in un’Aula di Tribunale, a maggior ragione si sghignazza o ci si strappa i capelli di fronte a esibizioni simili dei terminali in mutande della giustizia spesso assai poco “sportiva”. Tornando dunque all’intervallo, mi sono chiesto perché non poter sostituire un arbitro così impreparato e incerto, schiacciato dalle responsabilità e da un ambiente sproporzionato alla sua caratura, così come si fa con i giocatori in campo: e da questo interrogativo fuori dalle righe sono rientrato tra le medesime ragionando sulla ormai acquisita necessità di avvalersi di arbitri stranieri comprovati e sperimentati nelle fosse dei leoni per partite di particolare rilievo. Ma come, siamo quasi alla Troika per la nostra economia, e andiamo ancora in giro con i Rocchi? Come direbbe Totò, ma mi faccia il piacere…!

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