Stop alla pubblicità sul betting, Miccichè: “Decreto sbagliato e nocivo”

Il presidente della Lega A: “Serve un tavolo di confronto”. Boccia, Confindustria: “Segnale molto negativo per le imprese”

di Redazione, @forzaroma

Sono preoccupato per la tenuta occupazionale e lo sviluppo del calcio italiano e del suo indotto e per il rischio che si incrementi il ricorso al gioco d’azzardo clandestino”. Lo dice Gaetano Miccichè, presidente della Lega Serie A, commentando il cosiddetto Decreto Dignità varato dal Consiglio dei Ministri che vieta la pubblicità per le società di giochi e betting come misura per combattere la ludopatia.

L’industria del calcio è tra le prime dieci in Italia e occupa, direttamente e indirettamente circa 130.000 persone – osserva Miccichè in una nota – Per tutelare questo settore è necessario individuare soluzioni che possano coniugare gli interessi delle varie parti in gioco. A questo fine invito i soggetti interessati alla creazione di un tavolo di confronto”.

Qualche ora prima i 20 club di serie A in una nota avevano espresso “estrema preoccupazione” per l’impatto sul calcio del Decreto, puntando il dito sugli “svantaggi concorrenziali ai club italiani”. “In Europa e nel resto del mondo – si legge nella nota – non esistono divieti di questo tipo. La Lega Serie A ricorda che nella stagione 2017/2018 12 società del massimo campionato hanno sottoscritto un accordo di partnership con aziende del comparto betting, il quinto settore come investimenti nella classifica delle sponsorizzazioni di maglia nei sei principali tornei europei. In Premier League il 45% dei club ha una società di gaming come sponsor di maglia e in tutti gli stadi, sui led a bordocampo, appaiono pubblicità di aziende di betting”.

I club di Serie A temono poi il ritorno forte dell’illegalità: “L’introduzione di questo provvedimento favorirebbe il proliferare di operatori non autorizzati alla raccolta e il diffondersi del gioco sommerso e clandestino, individuato dagli esperti come la vera causa delle ludopatie”.

Il decreto tratta anche il mercato del lavoro, con stretta sui contratti a termine, raddoppio sulle indennità per i licenziamenti ingiusti e multe per le aziende che dopo aver chiesto aiuti delocalizzano. Ma dalla “confindustria” del pallone a quella vera il tono non cambia: “È un segnale molto negativo per il mondo delle imprese”, ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia secondo cui “il risultato sarà di avere meno lavoro, non meno precarietà» e «preoccupa anche che siano le imprese a pagare il prezzo di un’interminabile corsa elettorale all’interno della maggioranza e che si creino i presupposti per dividere gli attori del mercato del lavoro, col rischio di riproporre vecchie contrapposizioni”.

(R.Buffoni)

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