Stadio gate, Di Maio: “Ci siamo fidati dell’avvocato sbagliato”

Il vice premier scarica Lanzalone e difende l’operato della Raggi: resterà al suo posto

di Redazione, @forzaroma

Proseguono gli interrogatori in procura, ma intanto, come riporta Leggo, i magistrati hanno ricostruito già abbastanza nitidamente il quadro dell’inchiesta sullo stadio della Roma a Tor di Valle. La figura chiave, l’uomo che lentamente sta uscendo dall’alone di mistero che lo circondava, resta Luca Lanzalone, ormai ex presidente Acea.

Ieri a scaricarlo definitivamente ci ha pensato Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle a cui l’avvocato genovese è (o era) vicino. Il vice Premier prima apre la sua ala protettiva sul Virginia Raggi (“non ho notizie di nessun tipo di crisi di maggioranza né tanto meno il movimento chiederà alla sindaca di farsi da parte”) poi, intervenendo a Coffee break su La7, ammette: “L’unica colpa è che ci siamo fidati dell’avvocato sbagliato”.

Sulla genesi del rapporto tra Lanzalone e la Raggi i pm hanno ascoltato, pochi giorni prima che scattassero le misure cautelari, anche il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede. Quest’ultimo, come pubblicamente affermato più volte, avrebbe confermato di aver presentato Lanzalone alla sindaca ma che fu lei a sceglierlo come collaboratore. A cercare di chiarire ulteriormente il ruolo dell’avvocato in Campidoglio è stato chiamato dai pm, per la seconda volta, Franco Giampaoletti, direttore generale del Comune già sentito venerdì scorso: convocato come persona informata sui fatti, è stato ascoltato per circa un’ora e mezza.

Dalla mole di documenti depositati in questi giorni emerge come Luca Parnasi, l’immobiliarista chiamato a realizzare lo stadio, “pagava tutti” (politici, associazioni vicine ad alcuni partiti, onlus) con una sistematicità sulla cui liceità dovranno pronunciarsi i magistrati. “Se fai il politico parli anche di politica con interlocutori che hanno dei ruoli”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti (Lega) in un colloquio con Panorama. Parlando di Parnasi, Giorgetti ha aggiunto: “È stato mio vicino di casa per 15 anni, ho bevuto con lui il caffè chissà quante volte”. Di soldi dati a funzionari pubblici ha dato conferme anche Luca Caporilli, braccio destro di Parnasi, nel corso del lungo interrogatorio svolto martedì. “Sapevo che ciò avveniva – ha sostanzialmente detto il manager – ma non so dire se queste dazioni fossero legali o meno”.

L’attenzione, ora, si sposta a domani quando l’impianto dell’inchiesta affronterà una prima verifica davanti al tribunale del Riesame. In particolare i giudici della Libertà saranno chiamati a verificare le istanze di attenuazione delle misure cautelari avanzate da alcuni arrestati, tutti appartenenti al gruppo Parnasi e accusati, anche, di associazione a delinquere. Resta, intanto, l’attesa per la decisione del gip sulle istanze presentate da vari indagati, tra cui l’assessore Michele Civita e l’altra figura-chiave dell’indagine, Lanzalone. Per entrambi la procura ha espresso parere negativo sull’ipotesi scarcerazione.
(M.Subiotti)

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