Ranieri da morire. Il nuovo tecnico: “Voglio giocatori che diano l’anima”

Stasera Roma-Empoli per restare agganciati alla zona Champions

di Redazione, @forzaroma

Poche promesse, tanto lavoro e basta alibi. Il Ranieri 2.0 già ha convinto tutti, almeno a parole. “Questo è un gruppo in difficoltà, ma io sono pronto a lottare. La cosa che conta di più è la motivazione, voglio vedere da tifoso i giocatori arare il campo. Si può anche sbagliare ma poi li voglio vedere morire sul campo. Ora Di Francesco ha pagato, non ci sono più scuse”, l’invito senza mezzi termini del tecnico che ha accettato un contratto di 3 mesi a cifre quasi irrisorie.

Non sono qui per i soldi, ma per la maglia perché sono romano e romanista. Quando mi ha chiamato Totti non mi ricordo neanche cosa ci siamo detti. So che ci ho rimesso dei soldi (era sotto contratto con il Fulham, ndr), ma non mi importa niente. Quando la Roma chiama, non si può dire di no. E io accettare di allenare per 12 gare non l’avrei fatto per nessuna altra squadra al mondo”.

Parole d’amore sincere. Questa sera contro l’Empoli però il tecnico di Testaccio, subentrato all’esonerato Di Francesco, si gioca già la prima di 12 finali che dovranno condurre la Roma in Champions. Un’impresa non da poco considerato il cammino delle milanesi e le macerie dell’uragano che ha spazzato via pure il ds Monchi.

Ma Ranieri è uno abituato ad accettare e vincere sfide impossibili. Per farlo stavolta chiede l’aiuto dei tifosi. “Il pubblico deve capire che questi ragazzi vogliono essere ben voluti. Da solo non ce la faccio a portarli in Champions. Giocare con la paura di farlo è una sensazione brutta. Con l’aiuto del pubblico possiamo andare ovunque”. Un invito al romanismo che la tifoseria non ignorerà.

Poi, però, Ranieri esamina senza giri di parole i problemi della Roma. “È vero, subiamo tanti gol, dovremo essere tutti più propensi ad aiutare nella fase difensiva. Da quel che ho visto, tante reti la Roma le ha subite perdendo palla in fase di transizione. E questo non va bene, perché fa anche sentire colpevole chi ha commesso l’errore. I giocatori non sono bambini di quattro anni ma uomini veri. E devono dare tutto, perché se la Roma si ritrova in questa situazione vuol dire che finora non lo hanno fatto. Voglio una squadra allegra. I problemi ce li abbiamo tutti, ma devono restare a casa”.

Sui singoli: “Dzeko e Schick devono giocare insieme, il ceco se si sblocca farà innamorare i tifosi. Pastore ha una classe cristallina. Ma ho bisogno di gente che giochi e si sacrifichi anche per i compagni, che corra e che lotti in mezzo al campo. Florenzi può giocare in tutti i ruoli, Zaniolo è meglio da centrale ma se in quella zona ho tre Zaniolo potrei sacrificarlo sulla fascia. Dzeko? Anche Pruzzo e Batistuta hanno avuto periodi di crisi». Pugni e carezze, con la solita schiettezza. E alla fine della conferenza la consueta battuta strappa risate: «Se mi sono portato la campanella dall’Inghilterra? Qui ci vuole la campana di San Pietro”.
(F.Balzani)

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