Insulti razzisti a Juan Jesus sui social: condannato a 3 anni di Daspo

Insulti razzisti a Juan Jesus sui social: condannato a 3 anni di Daspo

È finita male per il muratore di Civitavecchia di 36 anni che è stato denunciato dalla digos

di Redazione, @forzaroma

Per settimane ha attaccato con parolacce e attacchi razzisti il diensore della Roma Juan Jesus. Fino a che, il leone da tastiera che si nascondeva dietro l’ anonimato del nickname Pomatinho, è stato smascherato dalla polizia e condannato a tre anni di Daspo. La pubblicazione delle offese razziste e frasi ingiuriose è stato sono state indicate dalla Procura come Stalking e minacce aggravate da odio razziale, che gli costeranno il divieto di partecipare per 3 anni alle manifestazioni sportive.

È finita male per il muratore di Civitavecchia di 36 anni che è stato denunciato dalla digos della questura capitolina dopo che aveva diffuso sulla Instagram gravi insulti nei confronti del calciatore brasiliano dell’A.S. Roma.

Brutta scimmia demmerda devi sparire da Roma, Maledetto scimpanzè, Stai meglio al giardino zoologico. Questo il tenore delle offese che l’ operaio aveva postato più volte lo scorso mese di agosto, qualche giorno prima dell’ inizio del campionato di serie A. Era stato lo stesso difensore brasiliano a ripubblicare le offese che aveva ricevuto postando gli screenshot delle ingiurie, rispondendo all’ anonimo offensore: “Sapete già cosa fare con un tifoso così. Orgoglioso di essere quello che sono“.

Il brasiliano aveva anche accompagnato il messaggio all’hashtag #Notoracism, #No al razzismo. Le provocazioni vennero anche criticate fortemente dal club giallorosso che annunciò l’imminente denuncia alla polizia. “Il gestore di questo account Instagram ha inviato insulti razzisti disgustosi a Juan Jesus, attraverso un messaggio diretto -scrisse su Twitter l’ A.S. Roma -. Abbiamo segnalato l’account alla polizia e a Instagram. La persona responsabile sarà daspata a vita dalle partite“.

I detective di Giampietro Lionetti della digos, dopo la formalizzazione della denuncia hanno individuato in poco tempo il responsabile delle frasi incriminate, che una volta scoperto ha ammesso le sue responsabilità, giustificandosi di non essersi reso conto della gravità delle affermazioni che aveva diffuso sui social e del fatto che non pensava che averle esternate potesse costituire un reato grave. Sul conto della persona denunciata non sono emersi precedenti penali ne informazioni d’ archivio circa la sua appartenenza a tifoserie.

(E.Orlando)

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